Il rumore del mondo

Il rumore del mondo

Anne e Grace Bacon sono due ricche sorelle londinesi, figlie di un mercante di seta che si è dedicato con abnegazione al lavoro, in special dopo la morte dell’amata moglie, accumulando una fortuna. Le ragazze sono state affidate alle cure di Miss Jenkins, un’istitutrice progressista che le ha rese colte, curiose del mondo, dotate di un’autonomia di pensiero piuttosto insolita, anche in una città moderna come Londra, all’epoca in piena rivoluzione industriale. Prospero, ufficiale torinese appartenente alla nobile casata dei Vignon, conosce Anne durante il suo periodo di permanenza in quella città e si innamora della sua indole genuina e poco convenzionale; i due si sposano dopo pochi mesi, conoscendosi appena. Anne Raggiungerà Prospero a Torino qualche tempo dopo, carica di bauli e di nostalgia per l’Inghilterra. Nulla andrà come sperava: durante il viaggio contrae il vaiolo che deturperà la sua bellezza, ma la cosa peggiore sarà affrontare l’indifferenza cortese di suo marito, pentito di aver contratto un matrimonio sull’onda del mero entusiasmo. A questo si aggiungono i pregiudizi del suocero Casimiro, che non comprende come il figlio abbia potuto sposare una straniera senza una goccia di sangue blu, e l’ostilità dell’ambiente di corte - la Torino savoiarda, agli inizi dell’Ottocento, è diffidente e snob. Anne, armata di colossale resilienza e aiutata dalla sua storica cameriera Eliza e dalla chaperon Theresa Manners, deve sopportare perfino un lungo periodo di “confino” in campagna. Chissà se riuscirà a tirare fuori il carattere, e a risplendere della sua luce carismatica capace di attirarle il rispetto di chi la circonda…

Benedetta Cibrario, autrice di questo romanzo, giustamente candidato al premio Strega, vive da diversi anni a Londra e ha pubblicato alcuni romanzi per Feltrinelli, tra cui Rossovermiglio, premio Campiello 2008. De Il rumore del mondo non ci si innamora a prima vista, dopo la lettura dell’incipit o delle prime cento pagine circa, ma è uno di quei romanzi a seduzione progressiva, che svela il proprio fascino via via che ci si addentra nel suo universo narrativo; quando questo accade, il lettore paziente avrà vissuto un’avventura totalmente immersiva in un periodo storico preciso - 1838-1848 - uscendone lui stesso ottocentesco, per quanto minuziosamente ha fatto esperienza: del cibo; degli arredi; dei mezzi di trasporto; dei vestiti; delle abitudini; dell’ambiente di corte; dei giornali dell’epoca; dei fermenti politici - che culmineranno con la concessione dello Statuto Albertino da parte del sovrano - e di ogni altro particolare necessario allo scopo. La ricostruzione del decennio risulta talmente minuziosa e suggestiva da poter essere quasi assimilata ad una narrazione cinematografica. La tecnica utilizzata si avvale di un narratore esterno alternato ad una sorta di racconto in prima persona, attraverso i carteggi fittissimi e numerosi che Anne intrattiene con una ristretta cerchia di persone, tra cui la sorella Grace e la spigliata signora Manners, che consentono l’avanzamento della storia, svelando al contempo il carattere e i pensieri della protagonista. I personaggi femminili ricordano per certi versi quelli di Jane Austen: colmi di saggezza, grazia, vivacità intellettuale, insofferenza verso le costrizioni formali della buona società. Anne è un concentrato di caratteristiche e virtù british, ma ha una passione politica che la spinge a leggere e studiare, per comprendere appieno gli eventi dei quali è spettatrice privilegiata, maturando la consapevolezza di essere testimone di una storia irripetibile, che difettava invece alle eroine della Austen, apparentemente distratte dagli struggimenti amorosi. Gli accadimenti significativi vengono narrati attraverso il suo sguardo e le sue parole, dandoci anche una prospettiva storica di sostanza e non di mero contorno. Un romanzo nel complesso di eccellente fattura, frutto, parrebbe, di un lavoro artigianale, certosino e faticoso, anche di ricostruzione e ricerca storica, che dà ottimi frutti. Senz’altro consigliato a chi ama la narrazioni dal respiro ottocentesco, e non teme la fatica di scalare una montagna di pagine.



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