Il sabba

Il sabba
Parigi, anni Venti. La Città, da sempre centro del “bel vivere” e della mondanità ,  sembra rivivere una nuova euforia collettiva dopo l’esperienza della Guerra. In Francia, la produzione riparte da zero e le macchine nelle industrie tornano a lavorare a pieno ritmo, e la provincia stessa partecipa  ad uno slancio frenetico che sembra spingere tutti, indistintamente, a vivere il più intensamente possibile. Di questo fervore, Parigi è il cuore pulsante mondano e culturale:  “negozi sempre affollati, spettacoli e locali notturni frequentatissimi, strade traboccanti di visitatori… e poi, libri scritti e pubblicati ovunque, quadri dipinti esposti e contrattati a ruota libera”. “Le passioni dei francesi, come avviene quando il tempo si mantiene al bello, sono tutte concentrate sulle arti, sull’amore, sul piacere, sugli agi”. Un clima di prosperità economica in cui sembra si possan fare “soldi facili”, di leggerezza e di allegria  in cui “vige la legge non scritta  del vivere follemente” e in cui l’arte stessa pare farsi metafora della vita, in un divenire sempre creativo multiforme cangiante senza vincoli e senza remore. In questo clima di ebbrezza e passioni Maurice Sachs, non ancora ventenne, insieme a molti altri giovani e meno giovani della sua generazione, si getta a capofitto, per vivere ogni attimo in un turbinio di passioni e ambizioni, in un clima di lusso e raffinatezze. Non ci sono scrupoli né vincoli né regole – in un clima non di immoralità tout court, ma di a-moralità - perché ogni vincolo e regola sembrano rispondere ad una sovrastruttura che in quegli anni non ha ragion d’essere… 
E così Sachs, che si racconta in questa sorta di diario, di romanzo di formazione, ci ricorda la sua vita – e sullo sfondo, prende forma anche la storia di molti uomini del suo tempo: nonostante un patrimonio modesto,  un tenore di vita all’insegna del lusso e della raffinatezza, sessualità libertina, eccesso di alcol, passioni e ambizioni inseguite con grandi slanci ma sovente con la stessa facilità abbandonate, prodigalità estrema che si spinge all’insolvenza dei debiti e al furto anche agli amici più cari per inseguire una vita che si vuole divorare: pur che sia ricca di passioni e avventure. Ma qualcosa offusca quella leggerezza, quel vivere vertiginoso  la cui misura è l’assenza di misura. “Quel mondo indulgente verso la leggerezza morale non sarebbe durato a lungo... Partecipare all’euforia senza sospettare che fosse un’ubriacatura collettiva, alla gioia senza aver preso parte scientemente al dolore, significa andare incontro alle più cocenti delusioni. Ma come avrebbe potuto immaginarselo un giovane, se non ci pensavano nemmeno uomini maturi, banchieri rinomati, abili industriali, politici intelligenti? Come avrebbe potuto scegliere la severità e l’austerità, quando l’universo volteggiava trascinato da un vento furioso, che spazzava via dalla sua strada ogni responsabilità?” In questo volteggiar del vento, dove tutto, in quanto cangiante e leggero, pare possibile, le cose -  a poco a poco o d’improvviso -  riacquistano il loro peso. Quell’ “atmosfera frivola da grandi vacanze” – “senza che si fosse costruito uno scheletro morale”-  porta con sé “un’orrenda vigliaccheria di fronte a ciò che non fosse il piacere… una costante dispersione della mente…”. In  un continuo, turbinoso saliscendi, la vita di Sachs, di grandi slanci all’insegna del disordine e dell’assenza di regole, di sempre nuove gratuite ambizioni non sostenute da pari impegno e fermezza, rivela i suoi lati oscuri:  grandi fervori e cocenti delusioni, grandi sogni ma anche amari e crudi risvegli.  In un continuo altalenare fra slanci cadute e buoni propositi per risollevarsi, Sachs sente a tratti  affiorare - o riaffiorare -  nell’intimo un senso di fallimento: ne fa una disamina lucida ma impietosa, cercandone con chiarezza le ragioni, mettendo a nudo le proprie debolezze e i propri errori. Sulla scia della migliore tradizione  francese, ma anche della letteratura “di confessione” di ogni tempo, con uno stile ricco e coinvolgente ma altrettanto puntuale  - mirabili le descrizioni dei protagonisti della vita parigina, nonché di ogni moto dell’anima, Maurice Sachs mette a nudo il “sabba” che avverte in sé, la lotta ingaggiata dentro di sé fra “il peccato a cavallo di una scopa e la virtù in sella a un destriero bianco”. Questo personaggio, considerato uno dei più scandalosi sfrontati geniali avventurieri che si siano aggirati nella Francia tra le due Guerre e sagace cronista  - a pieno partecipe - di un’epoca dedita a tutti gli eccessi, è  non a torto considerato, da Maurice Nadeau, “degno di rientrare fra i grandi moralisti francesi”. Quasi la conoscenza e la disamina del male divenisse già un farmaco per superarlo.  “Mi considero un cattivo esempio – scrive lo stesso Sachs -  da cui si possono trarre buoni consigli… Queste pagine potranno forse servire ad altri, anche se solo dimostrando che esistono luoghi oscuri da cui si può comunque fuggire. Bisogna passare per due ribellioni se si vuole diventare uomini: prima per quella contro l’ordine …e poi, contro il disordine”. Una prosa mirabile.
 

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