Il sabotatore di campane

Il sabotatore di campane
Lamberto Franchini è il sindaco di Roccapelata, un paese in via d’estinzione, un luogo con più croci che abitanti, più cugini che amministratori, che solo dieci abitanti separano dall’essere ridotto a frazione. Niente più assessorati, gettoni di presenza, auto blu, solo lo spettro della comunità montana a far da padrona, a calare la propria ombra minacciosa. Gaetano Gurradi è un orologiaio anarchico, viaggiatore notturno e misterioso che si aggira per i paesi con l’intento di far tacere la “voce di Dio” distruggendo le campane che la diffondono per ricordare i morti dimenticati, in memoria di un eccidio che nessuno ricorda più. A Roccapelata lo aspettano l’amara scoperta che le sue nemiche sono state messe a tacere per sempre, soppiantate da un registratore, e l’incontro con il parroco, di cui provoca la morte. Il viaggio di Gaetano subisce una battuta d’arresto, la sua confessione agli odiati carabinieri, l’interrogatorio da parte del borioso e annoiato magistrato di provincia, tutto sembra cospirare per allontanare la sua mente dal presente, farle intraprendere un nuovo viaggio, grazie al quale Gaetano scoprirà che il tempo, forse, non si muove solo in avanti e in maniera lineare, ma lo fa anche a ritroso e lungo impervi e tortuosi sentieri laterali che portano dall’Appennino alla Svizzera, da Amsterdam all’Argentina, a Venezia, a Milano, che la sua memoria è un campo minato dalla sofferenza…
La storia di Gaetano si dipana faticosamente, la sua mente indugia sull’ infanzia, sulla voglia di fuggire dal piccolo borgo romagnolo in cui suo padre, ferroviere anarchico, si era rifugiato dopo aver subito vent’anni di confino e aver combattuto il fascismo in due Paesi. Nelle sue notti in attesa di interrogatori surreali, Gaetano rivive i suoi ideali libertari, la A di anarchia e di Alicia, che ha marchiato a fuoco la sua vita, quella di Ramon e inevitabilmente quella della piccola Emma, gli anni settanta, la sconfitta ideologica, che ha un prezzo altissimo, che si fa sentire come una “stanchezza nelle gambe, un colpo allo stomaco”. E tuttavia, il bello dell’utopia è che sopravvive al tempo. È memoria declinata al futuro. La morte del parroco all’inizio si presenta come l’ennesima, lieve increspatura nel corso delle vite assolutamente prive di eventi che attraversa. Coglie la comunità nel sonno, non solo perché avviene in piena notte, ma perché la risveglia da un sopore indotto dal vuoto che ha ingoiato le esistenze dei protagonisti, galvanizzando un intero paese. Il magistrato, un giovane con un cognome altisonante e un nome da vecchio che sente di essere condannato ad una carriera di notaio del piccolo crimine, che ascolta incredulo la confessione di Gaetano, il cronista un tempo brillante, la cui vita si svolge in un raggio di dieci chilometri, entro i cui confini registra una serie infinita di non eventi quotidiani, il parrucchiere, la sua giovane e disperata moglie incinta, il fotografo, il maresciallo che assiste impotente al deflagrare dei sospetti, al materializzarsi di fantasmi che accendono le fantasie, popolando la notte degli eventi di una pletora di potenziali assassini, molti dei quali rei confessi. L’apparizione sulla scena di loschi figuri in passamontagna e accento slavo e di badanti misteriose basta a far sbarcare in città il circo mediatico, e a scatenare una ridda di confessioni, accuse, con conseguente sciorinamento di nequizie più o meno reali. È il paese con la minuscola che cerca di imitare quello con la maiuscola, che nel ricostruire la storia di una morte accidentale, svela crimini più gravi, in una grottesca rincorsa alla notorietà. Il paese diventa tribunale e carcere, un immenso scenario per un processo-reality in cui i colpevoli scalano le proprie posizioni in classifica col televoto, gli innocenti, gli auto-callunniatori vengono eliminati alla stessa maniera, e gli insicuri si rifugiano nel corridoio del patteggiamento; le emozioni e reazioni del pubblico vengono pilotate ad arte attraverso la distillazione sapiente di dettagli sempre più succosi, in un crescendo drammatico che solo gli stacchi pubblicitari riescono a stemperare e contenere. Non ci sono metafore in questo libro, solo la concreta didascalica rappresentazione dell’artificiosità della realtà, del suo stridente contrasto con gli ideali di un uomo che non sa rinunciarvi a favore della mera rappresentazione. La vita di Gaetano è stata interamente improntata alla ricerca della verità, alla realizzazione del suo ideale libertario e combatterà fino all’ultimo per affermare il potere della sua personalissima libertà contro l’omologazione della memoria collettiva. Forse non darà un senso a tutti i morti, alle stragi e alle sconfitte, ma zittirà il circo!

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