Il sacrificio di Giuseppe

Il sacrificio di Giuseppe
C'è una pecora - innocente o, chissà, consenziente. Un falegname con gusti discutibili ma non criticabili. Un collegio femminile dalle finestre sempre chiuse, tranne in quell'infausto venerdì mattina, nel tempo della ricreazione rubato al rigido controllo delle suore. C'è, infine, una visione che non si sarebbe dovuta vedere e ora, apparsa in tutto il suo alone di turbamento, è bene far dimenticare prima di subito. Siamo a Bosque, cittadina argentina dove fare comunità è un conto, conoscersi sul serio un altro. Ma se il “nemico” è facilmente identificabile, si dimenticano odi reciproci ritrovandosi dalla stessa parte della barricata, a reclamare pene severe per l'immorale di turno. Detto, fatto: infervorato e guidato da Faustina, determinata maestra in pensione, sempre pronta a difendere, sostenere, battersi, l'intero paese si mette in moto per riportare la buona creanza al posto che le spetta di diritto, il primo. Poco importa che tutti, sindaco, commissario e parroco compresi nascondano un'anima torbida sotto la patina della rispettabilità. E che le nuove generazioni paiano molto più interessate (ed impegnate) a crescere, scoprendo gioie e pene dell'amore, che a seguire le rigide, consumate battaglie in nome della decenza (quella altrui, ovvio)...
Antonio Dal Masetto, argentino di origine italiane, prima di cimentarsi con la scrittura ha avuto ben altri strumenti in mano: è stato muratore, imbianchino, gelataio, venditore ambulante, impiegato statale. Alla letteratura è arrivato passando per il mestiere di giornalista: da molti anni, infatti, collabora con numerose riviste, oltre ad avere uno spazio tutto suo sul quotidiano argentino Pàgina 12. Il sacrificio di Giuseppe è la terza opera tradotta ed edita in Italia (dopo È sempre difficile tornare a casa, Einaudi, e Bosque, Le Lettere, entrambi del 2004): un “sacrificio” per nulla scontato nel triste sviluppo, che trasuda ironia raccontando di un paese chiuso da quattro mura di perbenismo, soffocato dalla nebbia spessa del “si fa ma non si dice”. Un universo piccolo e stretto, dove i limiti di ciascuno sono dettati poco dalla coscienza e molto dall'apparenza: Dal Masetto racconta di una realtà soffocante quanto basta per creare uno status quo di solido puritanesimo in cui nessuno è realmente ciò che mostra di essere, dove l'importante è non disturbare, non dare scandalo, affinché la placida routine sociale e personale proceda senza intoppi. Con stile arguto e raffinato, una storia originale, ben strutturata, fatta di personaggi gustosi, dettagliatamente caratterizzati e riconoscibili, Dal Masetto dà vita ad un romanzo godibile ed accattivante che si farà amare per il tono divertito con cui vizi (tanti) e virtù (poche) vengono portati in superficie ed impietosamente descritti. Il sacrificio di Giuseppe solleva il velo di iprocrisia che spesso ricopre relazioni umane e codici comportamentali non scritti, per mostrarci cosa bolle nella pentola della buona volontà. Lo fa senza condanne o giudizi, col tono impercettibilmente scanzonato dello scrittore che sa come sia fatta la natura umana: capace di mercanteggiare nell'appoggio alle cause “migliori”, e quando c'è di mezzo la squadra del cuore da difendere, non c'è morale che tenga. Quattro cazzotti non si negano proprio a nessuno.

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