Il salto della rana

Il salto della rana
È mattina presto, a Milano. Emma cammina per le strade eleganti di un quartiere residenziale.
Una grossa auto nera rompe la calma di quelle ore silenziose: passa sfrecciando, quasi sbandando, poi si dilegua. Solo due occhi inquietanti rimarranno impressi nella mente cinematografica di Emma. Poi, via al lavoro. La giornata è di quelle importanti: nella agenzia pubblicitaria si discute un nuovo importantissimo progetto, la cui parte più impegnativa viene affidata proprio a Emma. Nel giro di poche ore dovrà partire per l’Arizona e passare un periodo di tempo a contatto con le menti più creative del mondo, all’interno di una struttura futuristica, “Il cubo”, costruita in pieno deserto. Il compito di Emma è quello di trovare il nome per un nuovo brand di abbigliamento, disegnato dall’affascinante e misterioso stilista Nikandros. «Da noi vogliono tutto», spiega il capo dell’agenzia pubblicitaria. «Filosofia, marketing, psicologia, musica, il passato, il futuro. Tutto». Emma parte così per un viaggio davvero “totale” che finirà col mettere a rischio la sua stessa vita…
Alla sua terza prova narrativa Paola Rondini ci trasporta di nuovo in mondi lontani, ma questa volta il viaggio racchiude insidie che vanno ben oltre l’impianto thriller dei libri precedenti.
Le pagine di questo nuovo romanzo fremono come la superficie di uno stagno e al lettore viene chiesto di farsi creatura anfibia, a volte scivolando sul pelo dell’acqua, altre volte immergendosi sotto, dove i suoni si attutiscono e la visione diventa rarefatta ma non meno bella. Il meraviglioso inganno su cui da secoli si regge la letteratura – ma è vero? ma è falso? – viene costruito qui magistralmente dall’autrice, che allestisce scenari di estrema modernità in un presente traslucido e pieno di presagi inquieti che però – con sapienti dissolvenze – si innesta in un passato dal quale riaffiorano i ricordi di una bella madre insofferente e di un padre distante ma presente. In quale imbuto spazio-temporale è andata a infilarsi Emma?
A volte la invidiamo per essere al centro di un vortice tanto cool, altre volte vorremmo gridarle di stare attenta, di venir subito via da lì. Immedesimazione, credo si chiami. Con i colori saturi di un Michelangelo Antonioni pop e personaggi che sembrano arrivare dallo stesso limbo dove anche Murakami o Almodovar vanno a pescare le loro storie, Paola Rondini ha scritto un libro davvero convincente.

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