Il sangue di Marklant

Il sangue di Marklant

A Marca la guerra sembra non avere mai fine. Seicento anni di lotta e di sangue versato, un tempo infinito se confrontato coi pochi anni della piccola Drith, una bambina speciale non soltanto perché suo padre Chori Acuto è il Conservatore di Marca - geniale inventore di macchine belliche -, ma perché lei non è veramente sua figlia. Nel suo di sangue scorre la maledizione che affligge i Pugno da secoli e ha portato a Dagon la morte. Doveva essere l’ultimo della sua eroica sfortunata stirpe, invece c’è lei, Drith: quattro anni, un carattere di ferro e un amico immaginario che immaginario non è. È solo morto, quel Hcontor che ogni giorno le narra di epiche battaglie: il capostipite dei Pugno veglia su Drith e la sta preparando a occupare il Seggio di Guerra, anche se tutti ormai hanno dimenticato il suo nome, tutti a Marca hanno rinnegato i Pugno e nessuno entra più nella cripta dei valorosi in cui riposa Hiccam. Ma è proprio lo spirito inquieto del valoroso guerriero della Landa a rivelare i segreti dei nemici…

Ambientazione fantasy e gocce di soprannaturale stillate con parsimonia per una storia che in realtà non parla né di fate né di elfi ma di guerra e coraggio: di un lungo, fratricida e ingiustificato conflitto che opprime i Markenn da troppo tempo ormai. Più vicina a George R.R. Martin che a Tolkien, ma senza draghi - qui gli unici a volare sono i ‘Pipistrelli’ con le loro macchine leonardesche -, l’ultima fatica letteraria di Miki Monticelli è una contaminazione di più generi: dal fantasy puro al romanzo storico fino a sconfinare nella cronaca bellica dura e pura. Il sangue di Marklant indossa abiti che fanno pensare a un’epica cavalleresca in cui le Chanson de Geste sono quelle narrate non dai sopravvissuti ma dai morti. Quegli spiriti irrequieti che accompagnano la giovane protagonista in un’avventura che in realtà è la sua ingrata vita di tutti i giorni, trascorsa tra il fronte e doveri improrogabili. Siamo distanti dallo sfolgorante fantasy italiano in versione Licia Troisi, a Marca la vita è crudele e la morte non è altro che il risvolto più oscuro della medaglia. Una prova matura che dopo le trilogie per ragazzi La scacchiera nera e Cornelia, ci fa vedere la Monticelli sotto una luce più aspra e forse più interessante. Da chi ha iniziato a “scribacchiare” tra una lezione universitaria e l’altra, una bella sorpresa da mettere sullo scaffale.



 

 

 

 
 
 
 

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