Il sangue di san Gennaro

Il sangue di san Gennaro
Una coppia di stranieri, inglesi o forse polacchi, giunge a Posillipo e si stabilisce in una casa ammobiliata con giardino. La loro presenza non passa inosservata agli abitanti del luogo: un vinaio grasso, con il basco perennemente calato in testa e un panciotto di lana dai colori sgargianti; un trippaio magro e dall’incarnato scuro, devoto comunista dall’aria imbronciata; un venditore di uova anziano e sordo, il cui volto rivela tratti somatici turco-mongoli; un postino giovane e strabico, che ha lineamenti arabi e possiede un’indole comunicativa; un pescivendolo giovane e seduttore, che indossa calzoni tirati su fino al ginocchio e un fazzoletto colorato annodato al collo; un tizio che vende noccioline americane sul ciglio della strada, sdraiato all’ombra di un platano mentre i figli giocano poco lontano. E Pasqualino, un bambino di sei anni che ogni mattino passa di buonora a raccogliere l’immondizia; Anastasia, la figlia del giardiniere che ogni pomeriggio va a vendere il latte appena munto. Una comunità tenuta insieme dai leggiadri attributi di una comune attitudine a svolgere il proprio lavoro, con la scanzonata naturalezza di chi crede ormai solo all’imminenza di un miracolo…
Dopo aver abbandonato l’Ungheria martoriata da un recente passato nazista e da un presente bolscevico, nell’attesa di raggiungere gli Stati Uniti Sándor Márai soggiornò con la moglie dal 1948 al 1952 a Napoli. Dalla sua esperienza e dal suo acuto spirito di osservazione è nato questo romanzo diviso in due parti. Nella prima riproduce, con mirabile cura dei dettagli, la condizione d’inerte impotenza di un’umanità fiera e rassegnata, che trascina la propria esistenza nella perenne attesa di una opportunità, che è di volta in volta ricercata nel totocalcio, nella corsa dei cavalli, nell’avvento del comunismo, nell’emigrazione o nella liquefazione del sangue di San Gennaro. Nella seconda, egli lascia che la ricostruzione dell’identità dello straniero e le ragioni della sua tragica fine vengano alla luce attraverso gli ampi e intensi monologhi di un agente di polizia, di un frate e della sua misteriosa convivente. Capacità descrittiva e introspezione psicologica costituiscono ancora una volta gli elementi qualificanti del grande scrittore ungherese che gli hanno consentito di imporsi all’attenzione di un vasto pubblico di lettori. Riuscendo a fondere perfettamente realismo e metafora, attraverso immagini cariche di una potenza evocativa capace di coinvolgerci, appassionatamente, in storie senza trama.

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