Il sangue e il traditore

Il sangue e il traditore
È giovane Imriel de La Courcel, terzo in linea di successione al trono di Terre D’Ange, ma ha molto vissuto – e molto patito. Tormentato dai terribili ricordi della sua passata schiavitù; angustiato dalla consapevolezza che nelle sue vene scorre il sangue dell’irredimibile traditrice (ora latitante) Mélisande Shahrizai; attratto dalla madre adottiva Phèdre, verso la quale lo spinge il sanguigno richiamo di Kushiel, il giovane principe non ha trovato altra soluzione alle sue angosce che trasferirsi a Tiberium, per studiare e magari trovare un po’ di pace. Ma ad attenderlo, nella cosmopolita città universitaria, non c’è solo la vita spensierata e un po’ scapigliata di tutti gli studenti, divisa tra lezioni e allegre bevute all’osteria. Infatti, mentre è impelagato in una turbolenta e infiammata relazione con una donna sposata, Claudia Fulvia, affiliata alla misteriosa Gilda Invisibile, un’associazione segreta che vorrebbe reclutarlo, Imri deve guardarsi le spalle da una strisciante minaccia che proviene dal passato ed è legata alle ignobili azioni dell’indegna genitrice Mélisande. E nuovi pericoli lo attendono a Lucca, dove dovrebbero esser celebrate le nozze del suo amico Lucius Tadius e dove, invece, ci sarà da combattere ferocemente contro gli assedianti di Valpetra. Fortuna che dall’aldilà, agguerriti come non mai, sono tornati sulla terra gli spiriti degli antenati, e non resteranno certo con le mani in mano mentre la loro città soccombe…
È un’avventura decisamente guerresca quella raccontata ne Il sangue e il traditore, la seconda parte di quello che, in origine, era un corposo romanzo unico, Kushiel’s Scion, in Italia pubblicato in due volumi, il primo dei quali, Il trono e la stirpe, uscito lo scorso autunno. Già lo avevamo detto in quell’occasione: una simile scelta editoriale ha per forza di cose alterato l’equilibrio dell’opera, visto che ha artatamente separato ciò che era un tutt’uno, sia pur concepito con una sorta di cesura nel mezzo – prima l’introspezione e i dilemmi esistenziali, poi il soggiorno a Tiberium e l’azione –, nel segno comunque di una forte continuità data dall’evoluzione del protagonista, Imriel, diventato via via molto più forte e consapevole, e soprattutto pronto a fare i conti con il proprio passato. Ora che abbiamo letto nella sua interezza la traduzione dello smembrato Kushiel’s Scion risulta chiaro che a esser penalizzato maggiormente dalla pubblicazione “a tappe” sia stato Il trono e la stirpe, davvero troppo interlocutorio, incentrato com’è sui dolori del giovane Imri e letteralmente azzoppato dalla perdita dei momenti più muscolari e tesi, tutti confluiti nel secondo volume. E visto che battaglie, cospirazioni, rapimenti assedi & Co. funzionano e divertono più o meno sempre, Il sangue e il traditore esce piuttosto bene dallo smembramento, regala momenti davvero spassosi (geniale la possessione di Lucius da parte del suo sboccato e rude antenato Gallus) e lascia intravedere nuove prove per Imri (scommettiamo che un ruolo di primo piano lo giocherà quella buona donna della madre, Mélisande, il che non può che far che piacere, visto che la sublime perfidia di certi personaggi è davvero impagabile). Certo, dopo la trilogia dedicata alla splendida Phèdre, così affascinante anche per la novità assoluta rappresentata dall’universo storico-fantastico immaginato da Jacqueline Carey come sfondo delle sue vicissitudini, la saga di Imri sembra un poco sbiadita, ma chissà che non ci regali qualche bella sorpresa nei successivi due libri a lui dedicati – sperando che non vengano smembrati e “moltiplicati” pure quelli.

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