Il santo nell'ascensore

Il santo nell'ascensore
In Via delle Pecore, a Bacàu, nella Romania post-Ceausescu, c'è un palazzone di otto piani all'interno del quale come api in un alveare si agitano frenetiche le esistenze dei vari condomini. La signora Pelaghia del secondo piano che ogni sera cade in ginocchio davanti alla Santissima Vergine Madre di Dio chiedendo perdono e pietà  per lei e per colui con il quale ella compie il carnale peccato mortale - il tutto mentre suo marito segue sprofondato nel divano del soggiorno una partita di calcio o un talk-show prima di abbandonarsi all'oblio del sonno. Il signor Toma del quarto piano che ha trovato l'illuminazione affrancatrice dalle verità catodiche solo da quando è entrata nella sua vita – grazie al satellite - la BBC, intento ora, grazie all'amico Eftimie professore di Biologia del settimo piano (a cui peraltro una sua alunna, Lenuta Ciobanu, rinfaccia di essere il padre dell'esserino che le sta crescendo in corpo) a scoprire anche i segreti del libero mercato post-comunista. E ancora Ion-scalastico, diligente amministratore del condominio medesimo, e il signor Elefterie assorto nei suoi pensieri circa l'eventuale vincita al Lotto. O il signor Ilie, deciso a trasferire pezzo pezzo la sua motocicletta dal pianterreno fino al suo appartamento del sesto piano pur di aggiustarla. Ma ci sono anche Temistocle, adolescente segretamente innamorato della sua prof di letteratura romena, tale Zenovia Sempronian a sua volta attratta dal condomino Nicostrat detto il Clausura per la sua ritrosia a mostrarsi in giro, che si vocifera sia un praticante di yoga. Ma sopratutto nell'ascensore del palazzo - fermo all'ultimo piano da non si sa quanto - senza che ancora nessuno si sia accorto di nulla, c'è il calzolaio Simion del pianterreno, rinchiusosi lì dentro per pregare, che diverrà suo malgrado il fulcro e il crocevia per tutti i condomini, costretti grazie a quel santuario improbabile, a fare finalmente i conti con loro stessi...
Petru Cimpoesu è un baffuto signore di mezza età dall'aria bonaria che su carta è capace di far danzare i suoi personaggi come un allegro e spensierato gruppo folcloristico di paese. Il suo Il santo nell'ascensore, voluto fortemente in Italia da Michela Carpi per Castelvecchi, ha le tonalità festaiole di un film di Kusturica con sottofondo tzigano alla Bregovic. Un vaudeville ispiratissimo – non a caso selezionato premio Strega europeo 2009 – dove convergono piccoli tic e manie alla buona di un popolo, quello rumeno, alle prese con la difficile rinascita post-regime. Il tutto con spruzzate di grottesco senso dell'ironia e lucidità narrativa che accompagnano il lettore con ritmo serrato dalla prima fino all'ultima riga. Uno sguardo bonario e disincantato, quello che getta Cimpoesu al suo popolo, al di là dei pregiudizi, ma anche critico e severo (“coloro che cercano Dio solo perché hanno bisogno di un altro Ceausescu”) per non dimenticare ciò che purtroppo è stato, per ricordare ciò che sarà.

 

 

 
 
 
 
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