Il secolo

Il secolo
L’anziano giudice Casaldáliga, avvinto dall’agonia debilitata della penombra senile, osserva con disincanto la superficie immobile e silenziosa del lago antistante la propria abitazione. Il dondolio   vacuo e mellifluo delle acque accende a tratti fugaci bagliori di antichi ricordi e evoca riflessioni su una raggelata condizione di endemiche aspettative, che hanno accompagnato il flusso altrettanto irrilevante della propria esistenza. Segnata, durante il periodo della giovinezza, dal monito di un padre rattrappito nel dolore della perdita della moglie Elisabeth, che lo incoraggiava a concentrarsi sulla costruzione di un destino tanto nitido e originale da risultare unico e inconfondibile. La sua esortazione aveva finito con il provocare nel figlio l’incessante necessità della ricerca di una svolta identitaria, cui questi in età più adulta aveva tentato di conciliare invano l’indole abulica del proprio carattere. In un primo tempo illudendosi di trovarvi realizzazione attraverso il matrimonio con Costanza Bacio, donna turbolenta, non più giovanissima e malata. Quindi sognando invano di poter trovare gloria nella tragica e sanguinosa guerra civile che si combatteva allora nel proprio Paese. Fino alla svolta imprevedibile messa a segno in quel fatidico giorno del 1939…
Il secolo, uscito in Spagna nel 1983 e pubblicato ora per la prima volta in Italia, è un romanzo nel quale Marías si affida a una costruzione testuale molto complessa, priva di una tracciato narrativo lineare e costruita sulla sofisticata alternanza di capitoli scritti in prima e in terza persona. In quelli dispari l’anziano giudice Casaldáliga sembra voler fare i conti col passato e ci da conto della sua condizione crepuscolare; mentre quelli pari sono affidati alla voce narrante che, attraverso la riemersione del tempo perduto nella ricerca inattingibile di un’identità compiuta e specifica, scava dentro l’animo del protagonista con spietata precisione. Al centro della riflessione dell’autore non c’è solo il consueto tema del rapporto tra destino e identità, ma anche gli avvolgimenti oscuri della personalità di chi un giorno sceglie di farsi delatore senza costrizione alcuna. Nessuno può calarsi tra le pieghe imperscrutabili di un gesto ignobile così a fondo da riemergere con un segno di verità. L’autore ha brillantemente assolto al suo compito e il lettore gli è grato, perché la sua esplorazione mantiene viva nell’aria la suggestione di una domanda irrisolta. Il romanzo procede all'interno di una struttura assai composita e frastagliata, sostenuta da una prosa densa e spoglia di dialoghi. E se lo trovate un po’ pesante vale comunque quello che Mark Twain ebbe a dire del clima del New Hampshire: ”Se non vi piace, pazientate dieci minuti”.

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