Il secolo asiatico?

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Il XXI sarà il secolo asiatico? Un tempo l’Asia dominava il Vecchio Mondo, mentre l’Occidente era alla testa del Nuovo Mondo. Oggi l’Asia si sta affermando come un sistema complesso, articolato, agguerrito e soprattutto tecnologicamente e finanziariamente sviluppato, che si estende ben oltre l’Estremo Oriente, ma va dall’Arabia Saudita al Giappone. Sbaglieremmo a pensare che l’Asia sia da limitare alla Cina, che non detiene affatto un ruolo egemonico all’interno del sistema di relazioni fra i Paesi al di là del Mediterraneo, ma che svolge un ruolo quasi alla pari con altri partner altrettanto proiettati verso l’Europa e gli Stati Uniti (parliamo dell’India, in primo luogo). Sta invece emergendo tutto insieme e per la prima volta un mondo veramente globale e fortemente radicato nell’economia e nella società occidentale, che influenza e dalla quale è influenzata grazie ad un progetto complesso di rafforzamento dei legami fra i paesi dell’Eurasia, impegnati a far rivivere e rinforzare la Via della Seta. L’attuale ordine multipolare e multicivilizzato è una realtà con cui bisogna fare i conti, non certo per determinare chi sarà il vero padrone del mondo, ma per trovare nuovi equilibri di coesistenza fra due poli differenti, quando complementari l’uno per l’altro. Il prossimo secolo metterà in discussione l’ordine dei rapporti fra Occidente e Oriente, fra il colosso degli Stati Uniti e le potenze asiatiche, tutte fortemente avanzate. Dopo la seconda guerra mondiale si è imposto, per vari motivi, il Giappone: a ruota le avanguardie della tecnologia come la Corea, l’India, Taiwan, Singapore. Nonostante le enormi differenze culturali e le diffidenze che hanno portato a dazi e scontri diplomatici, i rapporti e le sinergie di tipo economico fra Occidente e Oriente sono destinate a lasciare il posto ad una inevitabile contaminazione che sembra ormai soddisfare entrambi: “Oggi gli occidentali preferiscono il motto «ordine globale basato sulle regole», mentre gli asiatici prediligono l’espressione cinese «comunità di destino comune». Domani ci renderemo conto che sono due facce della stessa medaglia e che dobbiamo scrivere insieme sia le regole che il nostro destino comune. Questo è il punto in cui ci troviamo sulla ruota della storia globale”…

Parag Khanna, nato in India, vissuto in Arabia Saudita, Inghilterra e Stati Uniti, abita oggi a Singapore, osservatorio ideale per spiegare il fenomeno che lui stesso definisce “asianizzazione del mondo”. Il suo saggio ripercorre la storia interna del megacontinente euroasiatico e il rapporto, a volte anche conflittuale, con l’Occidente. Non ha dubbi però nell’indicare questa relazione, questo nuovo rapporto definito come La nuova via della Seta, come uno scambio reciproco fra il continente emergente ed il vecchio continente: “Adesso tocca all’Occidente fare i conti con l’impatto dell’Asia sul proprio futuro, immergendosi nella visione asiatica del mondo nel tentativo di trascendere sia sé che l’altro alla ricerca di una sintesi su temi come il diritto internazionale e la bioetica.” Soprattutto muove dall’assunto di base che non si tratta di una invasione cinese dal momento che la Cina stessa, attraverso una profonda rete di patti, accordi e relazioni economiche con altri paesi asiatici, trarrà profitto essa stessa da questa nuova metamorfosi, politica, economica e sociale. Le analisi sviluppate da Khanna sono inoltre un’ottima occasione per prendere seriamente in considerazione gli elementi di criticità delle democrazie occidentali che molti sembrano voler ignorare. Il secolo asiatico? è una lettura che richiede sicuramente un certo impegno dato l’argomento e il numero corposo di pagine (520): le argomentazioni e la scrittura scorrevole del testo, impostate su un modello giornalistico, mai eccessivamente tecnico (Khanna è un economista, prima ancora che saggista), ripagheranno i lettori volenterosi. Agevola notevolmente la struttura a capitoli: incorniciati in una rapida quanto densa introduzione ed in un epilogo che funziona da riassunto ordinato dei concetti chiave di tutto il saggio, i dodici ulteriori paragrafi in cui si sviluppa lo studio di Khanna costituiscono dei piccoli trattati indipendenti che possono essere letti anche senza una necessaria consequenzialità.



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