Il secolo infelice

Il secolo infelice
Budapest e l'Ungheria, l'Olocausto, la libertà e la dignità dell'uomo, la letteratura, la cultura, la società e la vita stessa dell'autore...tanti temi per altrettanti intrecci di parole che Imre Kertész, premio Nobel per la letteratura del 2002, regala a chi non si rifiuta di prestare un poco di attenzione. Una raccolta di saggi, discorsi, interventi che definire sull'Olocausto sarebbe riduttivo. Si potrebbe ampliare la definizione affermando che sono saggi sul Novecento, o meglio su quella parte di Novecento che va dal 1914 al 1989 e che corrisponde al “secolo infelice” del titolo. Forse è più appropriato dire che sono parole nate dalla riflessione su quanto l'uomo ha fatto accadere in questo intervallo di tempo. E su cosa può fare anche se non sembra accettabile. Sono quindi saggi sulla condizione umana, sull'umanità privata di umanità. L'Olocausto non è stato ma è per l'autore, in termini diversi e coinvolgendo minoranze diverse; non si è trattato di un'eccezione quanto di una diretta conseguenza della società che lo ha generato, e che ancora in molti luoghi e in molti modi persiste...
Attraverso le parole di Kertész - che toccano temi come la letteratura, il cinema, la quotidianità - emerge prepotente la violenza brutale e assurda di quanto quest'uomo, questo scrittore, ha dovuto affrontare: il nazismo, i campi di concentramento, il regime comunista. E le loro conseguenze nell'animo. Comunica con chiarezza l'autore il suo timore che quanto è stato così eclatante, come lo sterminio degli ebrei, venga relegato ad un episodio del passato. La cultura, attraverso stereotipi letterari e cinematografici, attraverso i libri di storia, sta cristallizzando in un passato irripetibile l'accaduto e perde di vista la possibilità (e la concreta evidenza) che possa riaccadere. Si impone poi, silenziosamente e discretamente, facendosi spazio tra emozioni e riflessioni più forti, l'attaccamento dell'autore per il suo Paese (non la sua patria), l'amore per la sua lingua e per la vita. Non sono saggi questi, in realtà, o discorsi: sono freddi schiaffi che costringono a tenere gli occhi aperti davanti alle debolezze e alle bassezze dell'uomo; davanti alla paura di questo animale di fronte a se stesso e al vano tentativo di scacciarla privando i suoi simili di ogni parvenza di umanità e infine della vita. L'ironia, l'onestà e la moderatezza impiegate dal premio Nobel ungherese donano una grande incisività e costringono il lettore a non abbandonare testi tanto scomodi e “difficili”. Un libro per pensare.

 

 

 

 
 
 
 

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