Il segno della contaminazione

La storia e lo stile sono le due caratteristiche fondamentali che animano e determinano l’oggetto film. Se nel cinema classico il secondo elemento viene influenzato dal primo in quello d’autore, viceversa, la narrazione si concentra maggiormente sui connotati politici e ideologici. Lo studioso David Bordwell ‒ tra gli altri ‒ mette però in discussione questa doppia valenza. Chi dice infatti che un film cosiddetto compiuto, con una trama canonica, non possa trovare forza anche nella sua forma? A lungo si è dibattuto su questo, e molti altri studiosi ne hanno scritto, da settant’anni almeno a questa parte. Nella trasposizione dalla pagina allo schermo sono le influenze e i rimandi, le corrispondenze fra i due mezzi ad essere da sempre alla base del dibattito, a questo proposito, all’interno del mondo intellettuale. Pier Paolo Pasolini è stato prima promulgatore e poi oggetto di questo discorso portando a definire, in qualche modo, il saggio come esercizio di critica letteraria, la mescolanza in assoluto tra ‘alto’ e ‘basso’, ‘classico’ e ‘popolare’: pensiamo al film Capriccio all’italiana ‒ girato nel 1967 e distribuito l’anno successivo ‒ in sei episodi, ognuno firmato da un regista diverso, nel quale Pasolini, tra i cineasti coinvolti insieme a Bolognini, Steno, Monicelli, Pino Zac e Franco Rossi, dirige l’episodio Che cosa sono le nuvole? con Totò, Ninetto Davoli, Franco Franchi, Ciccio Ingrassia, Laura Betti, Domenico Modugno e Carlo Pisacane. In questo caso specifico Pasolini, infatti, armonizza gli “stili in un’ottica colto-popolare” nella quale utilizza Mozart attraverso l’uso strumentale di due mandolini, la musica napoletana del succitato Modugno con Tu sì ‘na cosa grande, il teatrino delle marionette per parodizzare l’Otello di Shakespeare …

Alessandro Cadoni, assegnista di ricerca in Letteratura italiana contemporanea e docente di scuola superiore, da sempre dedica i suoi studi alle influenze fra letteratura e cinema, in particolare all’utilizzo delle teorie letterarie nel film, inteso come mezzo. È naturale che su queste basi le sue ricerche non possano non aver visto come protagonista una delle principali figure del mondo culturale italiano novecentesco, Pasolini, uomo e intellettuale complesso e complicato, che in questo testo viene analizzato nella maniera più trasversale possibile. Considerato che nell’ultimo anno, complice il quarantennale della morte, su Pasolini sono stati pubblicati saggi e studi di ogni sorta, quello di Cadoni risulta essere uno dei più completi e interessanti; non pone in contrapposizione solamente i due mezzi testé citati, ma mette in gioco la contaminazione di altre discipline come pittura e musica: Caravaggio, Mozart, Bach... Cadoni ricostruisce Pasolini non solo attraverso l’analisi di alcune sequenze dei suoi film o la critica di alcuni suoi romanzi, ma anche tramite il pensiero di molti studiosi, scrittori e filosofi, associando le loro teorie alla sua articolata produzione artistica: Auerbach, Warburg, Bachtin, Dante, Ejzenstejn, Tasso, Fortini, Tarkovskij, Shakespeare. Il bellissimo, complesso, intelligente saggio diventa un compendio di 300 pagine capace di mantenere, con grande piglio divulgativo, ben saldo un “discorso” talmente ricco e ampio che in qualsiasi altro modo si sarebbe potuto perdere e non avrebbe aggiunto nulla a quanto già detto da altri. Si conceda il paragone culinario: questo libro è uno di quei buonissimi passati di verdure dove ci sono tutte le vitamine che fanno bene alla salute.



 

 

 

 
 
 
 
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