Il segreto della domanda

Il segreto della domanda
Sessanta lettere che affrontano temi capitali ed essenziali per l’Uomo: dalla ricerca del sacro al rapporto tra fede e ragione, dalla dicotomia tra laicismo ed etica cristiana fino alle carenze delle scuola e alla crisi della famiglia, dalla decadenza della politica alle trappole della economia globale e del mondo del lavoro. Sessanta missive scelte fra quelle che ogni settimana lettrici e lettori di D, la Repubblica delle Donne inviano al  professor Umberto Galimberti, ordinario di Filosofia e Psicologia alla Università Cà Foscari di Venezia. Una ricca selezione di domande (riguardanti le annate dal 2005 al 2007) che toccano tematiche profonde (“Perché il filosofo non può credere?”), mistiche (“Cosa ne pensa dei miracoli”), profondamente umane (“Quando riusciremo a capire che i nostri dolori dipendono soprattutto dallo strumento che usiamo per individuarli?”), vagamente catastrofiche (“Mi chiedo ancora: se Il Grande fratello e l’Isola dei Famosi sono oggetto di un monitoraggio continuo da parte del pubblico televisivo, la Tv diverrà davvero il sottofondo continuo della nostra vita?”), inutilmente dolorose (“Perché le esigenze naturali della vita, cibo, casa, salute, non hanno valore in oltre metà del mondo mentre il desiderio di possesso sconvolge gli stati di questa parte del pianeta?). Altrettanto acute e profonde le risposte di Galimberti: “Perciò l’umanità vaga senza orizzonte ma senza neppure più la disponibilità di affidarsi a quelle che già Eschilo chiamava cieche speranze”; “Il Cristianesimo non è passato invano e la morte di Dio non ha lasciato orfani ma eredi”; “Probabilmente, la democrazia non è mai esistita”; “Io ormai ho perso ogni speranza. E quando vedo un adolescente avvicinarsi alla scuola superiore tremo per lui”...
Dalla posta del cuore alla posta dell’anima. La rubrica che Galimberti cura da qualche anno sull’ultima pagina del supplemento femminile di Repubblica pare stimolare oltremodo le coscienze (e le tastiere) dei lettori sagaci e voraci. Un vero e proprio esercito di donne e uomini che - un po’ per protagonismo, un po’ per devozione al professore, un po’ per una reale fame di risposte – compie un esercizio raro di questi tempi: si pone domande. Grammatiche a volte incerte ed esitanti, a volte forbite fino all’eccesso sostengono dubbi, lacerazioni, speranze e moderne contraddizioni formando un puzzle umano che fa da specchio alle insicurezze della moderna società. Galimberti dal canto suo non può far altro che dispensare la sua pacata saggezza in poco consolatorie pillole che frullano nelle stesse righe Aristotele e la Fallaci, Sant’Agostino e la New Age. In questa selva di punti interrogativi lanciati come fossero caramelle Galimberti, lungi dal voler interpretare il ruolo di guru, risponde con la sua esperienza e con la certezza di non proporre con le sue risposte “un ricettario nei confronti della vita” ma al contrario di offrire un discorso aperto: un vero e proprio dialogo filosofico sospeso sull’infinito. In fondo come diceva Quelo (l’improbabile santone interpretato da Corrado Guzzanti) “La risposta è dentro di te, ma è… sbagliata!”.

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