Il segreto della fotografa francese

Il segreto della fotografa francese

È la fine del 1942 e Jessica May, detta Jess, è una modella di “Vogue”, una delle più amate. È poco più che ventenne, bellissima e fa parte del bel mondo dorato delle copertine patinate, ma è sola al mondo, perché i suoi genitori sono morti. Ha viaggiato molto e ha vissuto in Francia fino ai 19 anni. Ha studiato per diventare fotografa, ma poi è diventata una donna che viene ritratta in copertina, non una che fa le foto che vanno in copertina. E di questo non è affatto felice. Ha una relazione scandalosa con un famoso fotografo Emile Robard, che le ha insegnato alcune tecniche rivoluzionarie come la solarizzazione delle foto, ma la loro relazione finisce miseramente per il carattere irascibile e geloso dell’uomo e Jess, che ha scritto con successo alcuni articoli per “Vogue”, dopo avere perso l’opportunità di continuare a fare la modella per un’azione di sabotaggio di Emile, decide che vuole fare la fotoreporter di guerra. Vuole raccontare la guerra attraverso la narrazione della vita quotidiana, “l’umanità oltre i fucili”, vuole svelarne i lati oscuri e dire le verità nascoste dalla guerra. Dopo vari impedimenti e peripezie giunge in Europa e, poi, sul fronte italiano, dove conosce il Tenente colonnello Dan Hallworth, al comando della divisione paracadutisti americani e il suo destino cambia per sempre e si intreccia con quello di D’Arcy Hallworth, giovane studiosa d’arte e famosa curatrice di mostre, che vive a Parigi nel 2004. Dall’incontro delle due donne la giovane scopre il segreto all’origine della sua esistenza…

Alla fine del romanzo, in una nota, l’autrice racconta il motivo che l’ha spinta a raccontare – romanzandola – la vita della fotografa americana Lee Miller, alla cui storia si è riferita per la figura della protagonista del suo romanzo. Lo scopo era quello di riportare alla luce la sua vita, la sua potenza come fotografa, seppellita nella memoria sotto le macerie del secondo conflitto mondiale, proprio come successe a moltissime donne che furono determinanti nella storia della guerra e che, alla sua fine, furono oscurate e dimenticate per rifare spazio agli uomini che tornavano sopravvissuti dai campi di battaglia. Le foto dell’artista sono le più toccanti della storia della guerra e nella narrazione, oltre a lei, vengono ricordate altre donne che furono grandi artiste e che misero il loro genio al servizio della guerra, per poi essere cancellate. Tra queste Martha Gellhorn, che spesso viene ricordata solo come moglie di Hemingway ma che come la Miller fu una delle fotoreporter di guerra più importanti e incisive, o ancora Lee Carson, Iris Carpenter e Catherine Coyne, solo per ricordarne alcune. La trama è intrecciata e ben gestita su due linee temporali, il 1942 e il 2004, per poi fondersi alla fine del romanzo, quando tutti i segreti sono svelati. La scrittura è veloce e ben organizzata e non sono rari i punti di riflessione. La guerra appare orrida e spietata, sporca di sangue innocente e la verità è forte e annientante. L’amore è l’unico scudo, l’unica forza che si può opporre ed è anche l’unica vincitrice. Le donne sono eroine di questo amore che sanno guardare, oltre la lordura della guerra, l’umanità integra.



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