Il segreto di Mary la cuoca

Inizi del ‘900. Gli americani vivono un boom economico, le famiglie benestanti vogliono approfittare di tutti i lussi possibili, tra i quali avere a disposizione una cuoca che li vizi durante il giorno e li coccoli durante la notte. Il nuovo secolo però è portatore anche di epidemie, strascichi di un passato intriso d’ignoranza e paura. In questo ambiente si muove nell’ombra una donna forte, decisa, un’abile cuoca ma pessima nel curare la propria igiene personale: Mary Mallon. Mary è una testarda e una grande lavoratrice. Così testarda che quando un vigile sanitario, il Dott. Soper, insinua che le sue mani luride abbiano infettato alcune famiglie benestanti (causando la morte anche di diverse persone) e che gli servono campioni delle sue feci per averne la certezza, lei non gli crede e fugge via. Da questo momento in poi è una caccia alla donna, il medico ha il dovere morale di prenderla e farla internare su un’isoletta ad un tiro di schioppo dal Bronx  sulla quale è stato costruito un enorme nosocomio che ospita appunto i malati di tifo. Typhoid Mary (così l’ha soprannominata la stampa americana) non riesce a credere di aver causato tutto questo, proprio lei che scoppia di salute. Ha visto i malati di tifo, ha visto in che pessime condizioni fisiche sono ridotti: no, lei è innocente, è di sicuro un enorme sbaglio…

Anthony Bourdain lascia stare i pettegolezzi su clienti facoltosi, tralascia le sveltine consumate in fretta sulla lavastoviglie con affascinanti cameriere sudate e lascive, per scrivere un romanzo storico con spunti thriller. Ebbene sì, Mary la cuoca (che è esistita veramente) aveva un brutto segreto che nascondeva gelosamente nei meandri del suo intestino infetto. Tifo. Ogni volta che andava al cesso non si lavava mai le mani (sfido chiunque di voi a trovare un cuoco che sia anche un attento igienista) e i residui fecali venivano trasmessi al cibo. Il virus, saltellando sull’insalata non lavata, sui gelati artigianali, era pronto per colonizzare un nuovo colon (scusate il tremendo gioco di parole), infestarlo e allegramente distruggerlo. Lo chef newyorchese descrive l’affannoso inseguimento avvenuto agli inizi del ‘900 tra un vigile sanitario, l’ingenuo e petulante Soper, e la sua acerrima e inafferrabile nemica Mary Mallon. Ci troviamo di fronte ad una storia ai livelli di Holmes vs Moriarty di arthurconandoyliane rimembranze. Bourdain fa un lavoro egregio, analizzando il pensiero dei cittadini di una città in forte espansione i cui abitanti erano costretti però in situazioni igieniche pessime: l’immigrazione dall’Irlanda a causa di una siccità tremenda aveva portato in America milioni di rissosi e malnutriti  irlandesi. Il popolo pensava che le malattie venivano trasmesse proprio dall’acqua (in parte era vero, succedeva infatti di sovente che infiltrazioni di acque fognarie invadessero le acque domestiche trasportando un cocktail di virus letali come colera e tifo) e preferiva quindi cospargersi di grasso e non lavarsi, neanche se minacciavi la gente di rinchiuderla in manicomio. Molto interessante la prima parte del libro, nella quale l’autore ci parla della figura del cuoco attraverso i secoli: “Chi fa il cuoco, chi prepara da mangiare per gli altri, è sempre stato considerato un abietto e un degenerato. Sin dai tempi dell’antica Roma, e fino all’America di prima della Guerra civile, i cuochi erano schiavi. Inaffidabili, sgradevoli, e molto spesso malati lavoravano per lunghe ore in ambienti caldi e non ventilati”.



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