Il selvaggio

Il selvaggio
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Il primo lutto Juan Guillermo lo affrontato nell’utero materno, quando nella lotta per la sopravvivenza dei gemelli monovulari suo fratello, che si sarebbe dovuto chiamare Juan José, rimase strangolato dal cordone ombelicale. Come per le altre tragedie familiari che ha dovuto sopportare, il giovane è certo di avere la responsabilità della grave perdita. Juan Guillermo vive a Città del Messico alla fine degli anni Sessanta, con i genitori, la nonna e il fratello Carlos. Quest’ultimo è un delinquente che riesce a sfuggire alla polizia corrotta, interessata a chiedere tangenti per consentire attività illecite. Si dedica all’allevamento dei cincillà, animali a cui sottrae la preziosa pelliccia, ma è solo uno schermo per nascondere il traffico di morfina e LSD, sostanze stupefacenti evitate dai gruppi nazisti leader del mercato della marijuana e che per questo possono essere spacciate dai pesci piccoli. Tutto sembra andare in modo soddisfacente, fino a quando Carlos per difendere il fratello picchia uno dei bravi ragazzi: sono i giovani cattolici ‒ avversi alla sua famiglia atea ‒ benestanti e presuntuosi che pretendono di imporre il loro credo, abituati a combattere con le arti marziali. Allo scontro segue una riappacificazione, ma i due fratelli non si fidano del buon cuore dei loro antagonisti che chiedono a Guillermo di partecipare alle riunioni del gruppo, durante cui si leggono e si interpretano gli insegnamenti del vangelo. Il ragazzo si renderà conto troppo tardi di essere caduto nella trappola tesa a Carlos, che viene ucciso dalla banda dei bravi ragazzi. In seguito alla sua scomparsa perdono la vita prima la nonna e poi i genitori, che lasciano il figlio piccolo solo con il rimorso di aver causato la morte del fratello maggiore, da quel momento isolato nella sua abitazione in una vita selvaggia…

Un romanzo in parte autobiografico assai complesso e non solo per la trama, che si sviluppa tra passato e presente raccontando sia gli eventi che portano alla scomparsa dei familiari di Juan Guillermo sia la sua condizione di solitudine, ma anche per la capacità dell’autore di collegare immagini e situazioni cercando di approfondire il messaggio dell’opera. Ne è un esempio il feto conservato nella formalina – sostanza più conosciuta come formaldeide – nascosto dal protagonista nella sua stanza, riferimento al gemello morto nell’utero che sollecita il senso del rimorso. Guillermo capisce malgrado la sua giovane età che il bisogno di colmare la mancanza di Juan José lo spinge verso un desiderio incontrollabile di possedere le donne, che si manifesta prima durante la preadolescenza alle medie nella scoperta del corpo femminile attraverso le esperienze con la compagna di classe Fuensanta, poi con i ripetuti rapporti sessuali con Chelo, un’amante di Carlos. Un’altra rivelazione del carattere selvaggio del protagonista è nel suo improvviso attaccamento a Colmillo, il cane dei vicini aggressivo quanto un lupo, talmente feroce da azzannare prima un meccanico e poi gli spettatori venuti ad assistere al suo combattimento. Guillermo cerca in ogni modo di salvare la vita alla belva quando arriva il veterinario per sopprimerlo. Nel suo volontario isolamento il ragazzo si sente costantemente aggravato dal peso dei lutti che lo hanno colpito; Il selvaggio è in realtà un romanzo sulla morte, una lunga riflessione sugli istinti primordiali che spingono uomini e animali a lottare fino all’ultimo respiro per la vita e su come lo spirito, sempre che esista, debba affrontare il trapasso. Ma nell’esperienza di Guillermo, supportata dalla lettura dei grandi autori di cui Carlos conservava le opere, c’è anche la dimostrazione di come chi sopravvive, costretto dalla solitudine a fuggire dalla civiltà, può affrontare il distacco mantenendo un dialogo con i morti attraverso la memoria.



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