Il sentiero dei nidi di ragno

Il sentiero dei nidi di ragno
Pin è un ragazzino che vive durante il periodo della Resistenza a Carrugio Lungo, un piccolo paese della riviera ligure. Orfano di madre, divide la casa con la sorella dopo che il padre ha lasciato i due bambini al loro destino. Il giovane - a servizio dal ciabattino Pietromagno - trascorre le giornate tra la bottega e l’osteria, dove viene canzonato dagli avventori, che discutono tattiche e strategie per portare avanti la guerra partigiana. Durante l’occupazione tedesca, la sorella di Pin, soprannominata la Nera, si prostituisce con i soldati tedeschi. Stanco della promiscuità e del viavai di estranei in casa, Pin promette agli avventori del bar di rubare la pistola a Frick, un militare tedesco che passa le notti dalla sorella. Il ragazzo riesce a sgraffignare la Walther P-38 dal cinturone dell’amante, ma ben presto viene scoperto. Colpevole, è rinchiuso in carcere e torturato dai fascisti; qui conoscerà Lupo Rosso, giovane detenuto politico noto per le sue azioni contro l’esercito occupante. Insieme all’amico, Pin riuscirà ad escogitare un piano per fuggire e darsi alla macchia. Grazie all’aiuto del partigiano Cugino, Pin trascorrerà la sua latitanza in un Gruppo di Azione Patriottica. In mezzo ai boschi, al freddo e al gruppo del Dritto, sperimenterà sulla sua pelle la guerriglia contro l’oppressore...
Il romanzo d’esordio di Italo Calvino esce nel 1947, quando l’eco della Seconda Guerra Mondiale risuona ancora nitido. In duecento pagine scarse, l’autore ci parla della Resistenza utilizzando la lente distorta degli occhi di un bambino: Pin gli consente di guardare quasi di striscio ai fatti, tanto che solo in un capitolo - nel quale prende la parola il comandante Kim - si parla di teoria politica. Per il resto è tutto un susseguirsi di immagini epifaniche e di vicende da romanzo di formazione: Pin è il protagonista tormentato dal conflitto con i ‘grandi’, di cui non c’è mai da fidarsi, dalla violenza che lo circonda contro cui è impotente, e dal sesso, che resta un tabù. Il suo cammino in una realtà tutta da scoprire e da costruire è il difficile ma inevitabile preludio alla costruzione di una coscienza civile che di lì a poco tradurrà in pratica l’autodeterminazione, sconfiggendo l’esercito nazifascista. Nella preziosa introduzione Calvino ci dà poi una lezione su come interpretare il suo romanzo, nato da un urgenza di raccontare gli accadimenti vissuti in prima persona dallo stesso autore. Una storia dentro la storia che grazie a un linguaggio scorrevole e a tratti intriso di espressioni dialettali ci fa sentire più vicine le vicende che hanno dato origine alla nostra Repubblica.

 

 

 
 
 
 
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