Il sentiero luminoso

Il sentiero luminoso
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Gerolamo, fresco di viaggio a piedi da Bologna a Firenze, decide di ripetere l’esperienza. Si parte sempre dalla grassa, dotta e turrita Bologna ma stavolta si va in direzione Milano, città indecifrabile e metamorfica, che nei suoi continui restyling è passata da città operaia a capitale della moda, da palude di eroina a fabbrica di paninari, da socialista a leghista fino a divenire berlusconiana. L’idea di attraversare la Grande Pianura è un rito apotropaico fatto di passi, da effettuare rigorosamente con lo zaino sulle spalle e il bordone in pugno. Il primo passo viene mosso, non solo metaforicamente, da Piazza Maggiore, dinanzi alla basilica rimasta incompiuta che, si dice, sarebbe dovuta diventare più grande di San Pietro se non fosse stato per Pio IV, il quale bloccò i lavori proprio per difendere il primato della basilica romana. La prima strada imboccata è la Via Emilia, che, nonostante l’asfaltatura, non smette di affascinare, portandosi tutto sommato bene gli oltre duemila anni di onorato servizio. Di lì Gerolamo si dirige verso via San Felice, divisa simmetricamente dal canale di Reno fra la parte vecchia e la parte nuova. Il canale c’è ancora, seppur coperto e con visibili i segni dei bombardamenti alleati, quasi a voler rimarcare questa divisione che tutt’ora si avverte, a distanza di anni di speculazione immobiliare giustificata dalle necessità di sfollati e senzatetto…

A distanza di poco più di un lustro da Il sentiero degli dei, resoconto di una camminata da Firenze a Bologna, Wu Ming 2, esponente del collettivo che ha pubblicato, tra gli altri, Anatra all’arancia meccanica e L’armata dei sonnambuli decide di ripartire in direzione Milano, armandosi esclusivamente di buona volontà e desiderio di conoscenza. La visione che fornisce agli occhi del lettore rivela una terra densa di avvenimenti in cui i segni della storia recente e meno recente sono evidenti soprattutto all’occhio del viaggiatore accorto e non distratto dal turismo di massa. Il sentiero luminoso, quello delle prime fortune dell’ENI, pullula oggi di infrastrutture di progresso (?) e cerca di nascondere dietro la prepotenza della modernità racconti di vite autentiche e genuine, meno adatte alla globalizzazione ma senza dubbio più interessanti. Il viaggiatore Gerolamo ci parla di santi, combattenti, italiani divisi e italiani riuniti, di luoghi e persone che formano un tutt’uno con una realtà rurale e provinciale sapientemente illustrata da minuziose descrizioni del territorio. Il sentiero luminoso è un’opera composita, ricca di spunti e suggerimenti per infaticabili camminatori ma è anche una vigorosa analisi della contemporaneità fatta dagli occhi di chi ha saputo intersecare spessore letterario e coscienza civile.

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