Il serenissimo borghese

Lodovico Manin è l’ultimo doge di Venezia, la “Serenissima”. Ma non lo sa ancora. Elisabetta è la sua sposa, la stessa sulla quale aleggia la figura pesante, ingombrante e invadente della suocera. Sono gli anni che precedono il declino di Venezia e la sua consegna all’impero d’Austria con il trattato di Campoformio. Gli stessi in cui Lodovico Manin si distingue come un uomo posato, per l’appunto “serenissimo”. Forse fin troppo. Elisabetta lo sa bene, percepisce la remissività di un uomo ancora sopraffatto dalla madre, anche dopo la sua morte. Un uomo dall’animo gentile, ma vittima degli eventi e del contesto storico in cui vive. Profondamente solo anche quando è circondato da chi prova nei suoi confronti un’immensa stima. Lodovico in fondo è un uomo, quel tipo di uomo che non sa esprimere i sentimenti che prova alle persone che ama, lo stesso che sembra costantemente schiacciato dall’etichetta. Al suo fianco Elisabetta, colei con la quale condivide il dolore per la perdita di un figlio. Elisabetta è sola, vicino a un uomo sempre fluttuante, privo di moti dell’animo. Anche quando la caduta di Venezia gli peserà sulle spalle…

Il serenissimo borghese ci fa gustare la storia di Venezia e del suo declino attraverso la (piccola) storia del suo ultimo doge Lodovico Manin e della sua consorte, Elisabetta Grimani. Due personaggi costantemente lontani nei sentimenti, destinati a non incontrarsi mai. Delle vite schiacciate dalla nobiltà vana e superficiale dell’epoca, magistralmente rappresentata dalla madre di Lodovico, ritratta sin dall’inizio in tutta la sua superficialità, mentre fuma una pipa prima di vomitare sentenze e risolini sprezzanti nei confronti della novella nuora. Alberto Frappa Raunceroy non usa mezzi termini quando disegna perfettamente, con  pennellate decise, la decadenza dell’umanità e dei suoi vizi. I palazzi sfarzosi non sono altro che la prigione della miseria e dell’avidità dei sentimenti. Il tutto si tinge di un carattere teatrale, esagerato, in cui emergono personaggi grotteschi ed eccessivi in tutte le loro manifestazioni. I migliori “tipi” umani si lasciano la scena mentre sullo sfondo resta la tragedia personale di un uomo, quella di sua moglie Elisabetta e del loro matrimonio. Una tragedia nota alle dinamiche umane ma che esplode e implode continuamente davanti agli occhi di spettatori invadenti per i quali intimità e riservatezza non appartengono alla vita terrena. Il romanzo, già edito negli anni scorsi da Segno e Solfanelli, torna in libreria per Arkadia in una edizione riveduta e dalla grafica rinnovata.



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