Il serpente di pietra

Il serpente di pietra

1839. Nel palazzo di Besiktas, con le sue settantatre stanze da letto e le sue quarantasette rampe di scale, l’Ombra di Dio sulla terra, il sultano Mahmut II, sta morendo di tubercolosi e cirrosi epatica. Incurante dell’agonia del sovrano, la sua Istanbul brulica di vita come al solito. Di vita, e di misteri. L’ortolano greco George, fornitore abituale di Yashim, l’investigatore eunuco con il pallino della gastronomia al servizio del sultano, viene brutalmente pestato in un vicolo ed è costretto ad abbandonare la sua postazione al mercato. Sembrerebbe una banale questione di racket nell’ambiente del commercio ambulante, ma non è così. Indagando sulla faccenda, Yashim si trova di fronte a un muro di omertà, e a oscure allusioni a una società segreta greca, l’Hetira. Proprio nello stesso periodo fa capolino in città uno spiantato archeologo francese, tale Maximilien Lefèvre, noto nel giro per la disinvoltura con la quale sottrae codici miniati e reliquie a monaci sprovveduti di località isolate. L’uomo prima tampina Stanislaw Palewski, ambasciatore polacco presso la Sublime Porta e buon amico di Yashim, convinto che sappia qualcosa delle teste bronzee scomparse un secolo prima dalla sommità della Colonna Serpentina (senza sapere – o forse sì – che Palewski le conserva gelosamente in un armadio come souvenir di famiglia!), poi si reca da un contabile di origine bulgara, il signor Mavrogordato, non si sa se per chiedergli un prestito o per ricattarlo, e infine si presenta a casa di Yashim come inseguito dal demonio, e lo prega di trovargli una nave che lo riporti al più presto in Francia. Yashim lo accontenta, ma tre giorni dopo il cadavere orribilmente massacrato dell’archeologo viene rinvenuto nei pressi dell’ambasciata francese. Chi lo ha ridotto in quel modo, e perché? Forse la stessa mano omicida che ha scannato un vecchio libraio del mercato frequentato da Yashim, lo stesso dove lavorava George? Le autorità iniziano a sospettare dell’eunuco: consapevole che alla corte del sultano morente basta una diceria o un’ombra sulla reputazione per cadere in disgrazia, Yashim ha pochi giorni per trovare gli assassini e per salvare se stesso...

Secondo episodio della saga di Yashim effendi, il raffinato detective eunuco bibliofilo e chef per diletto che ha reso celebre lo studioso dell’Impero Ottomano Jason Goodwin con il romanzo d’esordio L’albero degli giannizzeri. Il titolo di questa avventura fa riferimento alla celebre Colonna Serpentina, forgiata in Grecia dopo la battaglia di Platea del 479 a.C., eretta a Delfi e rimossa dai bizantini che la trasportarono a Costantinopoli, l’odierna Istanbul, dove le teste bronzee di serpente che l’adornavano scomparvero in circostanze misteriose alla fine del ‘700. È però solo lo spunto per un intrigo tra l’archeologico, il politico e il mistico che come di consueto per i lavori di Goodwin è zeppo di citazioni colte ed è impeccabile nella ricostruzione del periodo storico nel quale è ambientato. Raffinatissimo mystery, Il serpente di pietra vive di ritmi compassati, di dialoghi arguti, di sfondi struggenti per la loro bellezza, di personaggi affascinanti. Su tutti ovviamente Yashim, che come a solito alterna brillanti intuizioni alla preparazione di piatti da gourmet che varrebbero da soli l’acquisto del libro.



Pubblicità

 

Pubblicità

 

 

 
 
 
 

Potrebbero piacerti anche

Il nostro sito utilizza i cookie ACCETTO
Se vuoi saperne di più COOKIE POLICY

I NOSTRI PARTNER