Il sesso inutile

Il sesso inutile

Nell’estate del 1960 il direttore de “L’Europeo” propone alla giornalista Oriana Fallaci di fare un giro per il mondo, in particolare nei Paesi orientali, per un reportage sulle donne. E Oriana, che già è “la Fallaci”, inizialmente si arrabbia tantissimo tra sé: non vuole scrivere sulle donne o sui problemi delle donne, per lei è ridicolo che si consideri l’essere donna come un argomento a parte, uomini e donne vivono sullo stesso pianeta, quello che riguarda le donne riguarda anche gli uomini. Risponde che ci penserà, ma quasi certa che lascerà perdere questa opportunità. Poi però una sera è a cena da una conoscente, una giovane donna, indipendente, bellina con un lavoro di successo e la ragazza insospettabilmente scoppia a piangere dicendo che è molto infelice e tra le lacrime le dice “…tanto, il nostro, è un sesso inutile”. A quelle parole la Fallaci si “ricorda” che i problemi degli uomini nascono da faccende economiche, razziali, sociali, ma i problemi fondamentali delle donne derivano principalmente dal fatto stesso di essere donne. Quindi decide che quel reportage lo farà…

Il sesso inutile. Viaggio intorno alla donna è stato scritto quando cominciavano i primi mutamenti culturali che avrebbero stravolto la visione della realtà femminile, con i primi passi del femminismo in Italia. Fallaci sceglie di partire per scoprire in quale tipo di cultura la donna può veramente sentirsi appagata nell’essere femmina, per verificare se esiste una civiltà in cui essere donna non sia una penalità. Oriana, trentun anni, in questa sorta di pellegrinaggio incontra la sposa bambina, le “farfalle di ferro” indiane, le intoccabili di Hong Kong, le geishe giapponesi, le musulmane con il burqa, le matriarche della Malesia. Ha la conferma che il potere nelle mani dell’uomo spesso è un orribile strumento di prevaricazione, ma quando passa in quelle di una donna viene usato in maniera diversa? Come è nel suo stile Oriana racconta in una prosa semplice e diretta, senza cadere in facili sentimentalismi o ostentare indignazioni, evidenzia contraddizioni e provoca riflessioni, ma purtroppo non approfondisce. Alla fine del suo viaggio, tornata nella New York piena di donne emancipate, forti, potenti e “maledettamente sole”, arriva l’amara conclusione: “E in quel girare avevo seguito la marcia delle donne intorno a una cupa, stupidissima infelicità”.



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