Il settimo bambino

Il settimo bambino
Il modo col quale è riuscito a procurarsi le ultime e finora ignote informazioni sulla vicenda che si è conquistata le prime pagine di tutti i giornali e non solo, con la famigerata denominazione di “affare Kongslund”, deve rimanere un segreto. Ha fatto una promessa e lui ha una parola sola - per quanto questi giuramenti suonino sempre risibili visto che è la sorte a decidere, certo non gli uomini (i cronisti, poi…) e se pure fossero gli uomini tra quelli che potrebbero decidere di certo lui non ci sarebbe. Con semplicità e precisione, il suo compito è riferire gli avvenimenti bizzarri dei quali tutto il Paese, anche se per un periodo davvero breve, è stato testimone. Senza prendere le parti di nessuno, non può di sicuro essere lui quello che si schiera: se non può nemmeno decidere, figurarsi se può addirittura parteggiare. Potrebbe farlo solo un Dio particolarmente misericordioso e clemente. Dio… Che bisogno c’è di tirare in ballo Dio? Gli pare quasi di sentire la famosa direttrice di Kongslund porgli questa domanda. Kongslund… Sì, senza dubbio non può essere che da lì che bisogna partire per raccontare questa storia. Da lì, e da lontano. Nel tempo. L’allarme scatta alle sei e trentadue della mattina dell’undici di settembre del 2001. Una donna viene ritrovata cadavere su una spiaggia il giorno in cui la sorte si è divertita a far capitare due eventi eccezionali. Uno ha modificato la storia del mondo. L’altro è stato preso seriamente nelle prime ore, ma subito archiviato e dimenticato. Anche se è strano che quella donna sia andata a sbattere contro l’unica grossa pietra esistente in quel punto, nella sabbia. E che vicino a lei, dove non c’è un albero, sia stato trovato un ramo. Di tiglio. Tagliato con una motosega. Vecchio di centinaia di anni. Quarant’anni prima, nel mese di maggio, una donna partorisce. E il bambino è preso in custodia, senza che lei possa più vederlo. Dalla famosa direttrice di Kongslund. Nel 2008, invece, il Primo ministro che governa da quindici anni la Danimarca, a causa di noti e gravi problemi di salute, sta preparando la successione. E si preoccupa che nessuno abbia qualche scheletro nell’armadio…
Ci deve essere qualcosa nell’acqua. O nell’aria. O in entrambe le cose. Forse è l’alimentazione. La passione per il ciclismo nonostante il generale rigore delle temperature. Il freddo, per l’appunto. Si dice tonifichi… Il cinema di Susanne Bier quando era brava e non era soffocata dall’ansia da prestazione che la porta oggi come oggi a costruire drammi a ricasco talmente forsennati da rendere impossibile l’empatia o prodotti di infima lega perché “ubi major (intendendo proprio le grandi case cinematografiche americane, sia chiaro) Susanne cessat”. Quello di Bergman (al limite anche di Zvjagintsev, che è eccellente ma è russo, e quindi parlare di contiguità geografica è un po’ una forzatura), che bravo lo è stato sempre. Una certa quantità di patrimonio genetico in comune con Ibsen, al netto di crossing over, ricombinazioni, mutazioni, mitosi, meiosi, annessi, connessi, varie, eventuali et similia. Fatto sta che gli scrittori scandinavi degli ultimi anni sono uno meglio dell’altro. Soprattutto quando si tratta di gialli e misteri. Non brillano in genere per lirismo, ma sanno ricostruire con classe atmosfere cariche di tensione per mezzo di pochi tratti, dando il via a romanzi fluviali, densi, intensi. Dove spesso gli investigatori sono personaggi riusciti, borderline, piuttosto stropicciati, imperfetti, provati dalla vita e dagli errori che, volenti o nolenti, fanno ma pronti al riscatto. Erik Valeur, celebre giornalista danese, fa un ottimo lavoro - anche se la parte centrale del romanzo mostra un po’ la corda poi si riprende - ambientando all’alba di uno dei giorni più tragici della storia recente, l’undici di settembre del 2001, in periferia, su una desolata spiaggia di Copenaghen, a due passi da un celebre orfanotrofio, una storia terribile e avvincente. Ma non è solo questo, anzi, sarebbe riduttivo sostenerlo. Ciò che più colpisce in assoluto è infatti l’equilibrio e l’abilità con cui intreccia numerosi filoni narrativi, stili, registri, tematiche e piani temporali.

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