Il significato della notte

Il significato della notte
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1854. Un uomo ne sceglie un altro a caso nella calca di una normale giornata londinese, lo pedina aspettando l'occasione giusta e quando l'ignaro malcapitato passa per un vicolo deserto lo accoltella alla nuca uccidendolo sul colpo. Così, come un cane, senza un motivo. Perché Edward Charles Glyver – apprezzato e capace consulente di un prestigioso studio legale - ha deciso di compiere questo atroce e insensato delitto? Per allenarsi, è la spiazzante risposta. Perché ha in progetto di commettere un altro omicidio, ai danni dell'uomo che più odia al mondo, e non vuole correre il rischio di fallire. Nessuno sospetta di Glyver, nessuno l'ha visto: il suo è uno dei tanti delitti destinati a rimanere insoluti nella Londra vittoriana. Per smaltire l'adrenalina decide di fare visita a Isabella detta Bella, la prostituta d'alto bordo con la quale intrattiene una relazione. Il giorno successivo – dopo aver scoperto leggendo il giornale che la sua vittima era uno stimato funzionario di banca e filantropo -  Glyver si reca al pub e a teatro con il suo migliore amico, e affoga nell'oblio dell'alcol i pochi sensi di colpa che lo tormentano. Ma l'angoscia sta per piombare su di lui: viene infatti fatto recapitare a Bella un sibillino biglietto anonimo che fa capire all'assassino dilettante che c'è qualcuno che sa, qualcuno che ha visto. Chi può essere? Ma soprattutto, chi è  Edward Charles Glyver e perché odia in modo così assoluto Phoebus Daunt e vuole ucciderlo? Per capirlo dobbiamo ripercorrere tutta la vita di questi due amici-nemici...
Sostiene Michael Cox - stimato studioso dell'Inghilterra vittoriana, ex musicista ed editor della Oxford University Press – che l'ideazione e la stesura de Il significato della notte, suo romanzo d'esordio, hanno occupato trent'anni della sua vita. L'incredibile complessità della trama, quasi tutta in flashback e irta di bugie, segreti e colpi di scena, parrebbe dargli ragione e giustificare un tempo di lavorazione così lungo, per non parlare del linguaggio simil-vittoriano in cui sono scritte le quasi 700 pagine e del background storico-urbanistico- bibliografico maniacalmente preciso costruito attorno alla vicenda. Ma forse Cox ha esagerato, e nella sua smania da orologiaio ha costruito un meccanismo troppo perfetto, in cui nulla è superfluo o casuale, e ogni ingranaggio è essenziale per il moto della macchina narrativa. Non puoi trascurare un evento o un personaggio, per quanto siano apparentemente trascurabili, che zac! te lo ritrovi decisivo qualche pagina più avanti: nulla pare accadere per caso, tutto sembra parte di un complotto inesorabile. Se da una parte questo attenta pesantemente alla plausibilità della vicenda, dall'altra instilla nel lettore la sensazione fortissima di trovarsi al centro di una ragnatela, un intricato e vischioso labirinto di fili che convergono tutti verso la catarsi finale, che puntualmente arriva, preceduta da un colpo di scena che mi ha fatto letteralmente sobbalzare sulla sedia (in realtà era il sedile di un treno, ma tant'è). Fatta eccezione per il solito espediente – qui piuttosto velleitario e inutile, peraltro - del manoscritto ritrovato, stavolta da un improbabile professore di “Narrativa vittoriana post-autentica” chiamato J.J. Antrobus, Il significato della notte è un libro potente ed emozionante, un omaggio al romanzo gotico del XIX secolo che chiunque ami le atmosfere vittoriane e i volumi ponderosi non può e non deve lasciarsi sfuggire.

 

 

 

 
 
 
 
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