Il signor W.

Il signor W.

Tranquillamente appollaiata sulla punta di una scarpa da ginnastica una grossa mosca nera e rossa si frega le zampette setolose a pochissima distanza dal suo viso. Un istante prima che la scarpa si muova per accavallarsi con l’altra la mosca suddetta ronza via. Lui segue il volo dell’animale, che pare ubriaco, respirando adagio, piano piano, mentre si rialza. Un respiro attutito, silenzioso. Sempre in silenzio raccoglie la valigetta dal pavimento lurido e si spazzola i pantaloni. Brandelli di stoffa gli sfregano la carne esposta del ginocchio. Perfetto, pensa, un altro completo da gettare direttamente via. Ha smesso di tenere il conto dei pantaloni rovinati da quando ha iniziato a lavorare per la “Xolotl & Co.”, da quando ha cominciato a prendere con assiduità quel treno. Una media di un paio di pantaloni ogni due giorni. Per dodici lunghi anni. La porta automatica gli si chiude alle spalle. Con uno sbuffo. Si guarda intorno e finisce negli occhi di una donna grassa, insaccata in una poltroncina a dir poco minuscola. Quantomeno per lei. Una borsa floscia le sta accucciata sulle gambe obese, strette l’una contro l’altra. La bocca piccola, socchiusa a “O”, è sbavata da un rossetto troppo lucido, troppo rosso. Un rivolo di fastidio gli cola lungo la schiena. Detesta da sempre chi lo fissa…

Federica Leonardi, stando a quel che fa sapere di sé, è nata nel 1984, ha un marito, un figlio, un gatto, due cani, un coniglio nano, una casa nella campagna che il Fascismo ha fatto diventare abitabile bonificando le paludi malariche e facendo trasferire in quella sede migliaia di esperti contadini - perlopiù dal Veneto, che all’epoca non era il Nordest avanzato di oggi, ma un luogo da cui si strappava la vita così come dalla terra asparagi e radicchio - e una laurea in scienze politiche. Ma ha pure un certo talento di scrittrice. Che fino a ora ha sempre incanalato con profitto nel genere della narrativa cosiddetta “gialla”. Adesso vira verso l’horror. Di cui si vede che è un’appassionata lettrice, probabilmente sin dalla più tenera età. O almeno così pare. Il signor W. è un romanzo classico che più classico non si può, pieno di riferimenti, da Edgar Allan Poe in giù. Il protagonista è un uomo senza qualità - e non si vuole citare Musil per forza - che aggiunge giorni alla vita e non il contrario, all’ultimo stadio dello squallore, ossessionato dalle falene. Ma poi la palude stagnante della sua esistenza viene smossa da un evento inaspettato… Brillante, fresco, semplice, non originalissimo ma nemmeno datato, abbastanza curato e ben congegnato, chiaro, si legge con disinvoltura, ha un discreto ritmo e concede un po’ di evasione.



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