Il signore dei lombrichi

Il signore dei lombrichi
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Caleb Duck, responsabile ad interim della sezione Studi Integrati del liceo di Walliscote Road (leggi  classe di ragazzi ritardati, disadattati e un po' psicopatici) ha un progetto. Bello ambizioso. Ubriaco d'amore per la moglie Kaye, coronerà il suo sogno passando la vera vita, quella post-pensione, viaggiando per il mondo e dissipando i soldi guadagnati dalla vendita della splendida casa vittoriana in cui ha vissuto e che si è fatto un mazzo così per riportare ai vecchi fasti. Gli uomini, però, sono capricciosi, e i grandi progetti destinati a fallire: dopo una lite furibonda Kaye decide di troncare il matrimonio, lanciando Caleb in una spirale autodistruttiva che inizia con il fare esercizio sollevando una mucca e finisce con l'assumere qualsiasi tipo di medicinale pur di espellere una cacca enorme che, metafora ben poco edulcorata dello stress che lo attanaglia, gli opprime anche l'intestino. Fortuna che Caleb ha il lavoro: lontano dagli occhi (ma non dalle email minatorie) dei melliflui Preside e Vicepreside, nel dipartimento di cui ormai è re ha instaurato un regime militare: minaccia gli studenti rivoltosi, prende a cazzotti i bulletti di periferia, si intrattiene con le studentesse più disponibili; tutto con il duplice scopo di continuare a scavare un tunnel (più allegorico che reale) per la fuga da un sistema scolastico che schiaccia i suoi ragazzi ai margini e per  insegnargli davvero come navigare a vento in quel mare di sterco che è la vita. Tra rave party, partite da ping pong, smercio di droghe, fellatio clandestine e sogni di gloria transgenerazionali, Caleb Duck lascerà che la sua esistenza si sgretoli, se così facendo potrà salvare quella dei suoi studenti...
Se amerai questo romanzo sei una brutta persona, verrebbe da parafrasare. Me lo auguro per te, mi sento di aggiungere. Non c'è nulla da fare: niente “tira” come il politicamente scorretto. Se Jack Allen abbia coscienza di questo, però, non lo dà a vedere: la sua è una narrazione tostissima e disinvolta, in cui nessuna parola appare forzata. Le urla, le imprecazioni, perfino le rarissime lacrime del protagonista assoluto de Il signore dei lombrichi non sembrano sapere cos'è la furbizia narrativa, quella fastidiosa sensazione che avverte il lettore quando il linguaggio è sboccato e ambientazione e fatti narrati surreali senza che ce ne sia alcun bisogno. Quella del prof. Duck e del suo manipolo di delinquenti studianti, intendiamoci, è ben lungi dall'essere una vicenda verosimile: già dalla prime pagine ciò che viene richiesto al lettore risulta chiaro: “non stupitevi – sembra suggerire Allen – succederà di tutto, ma farò in modo di farvi capire che è il mondo in cui vivete voi, quello che ha davvero perso qualche rotella”. L'intento di Allen è proprio questo: giocare senza scrupoli con le abitudini, le idiosincrasie, le evidenti contraddizioni della scuola moderna (e non importa se si parla di quella inglese, in certi casi veramente tutto il mondo è paese!) e dei sistemi educativi più all'avanguardia. L'ironia dissacrante riservata all'istruzione finisce per investire, quasi per sineddoche, tutto il mondo contemporaneo. Interpretabile come ansia di liberazione dalla convenzioni e dalle rigidità che sulla carta dovrebbero facilitare l'apprendimento e il corretto inserimento nella crudele società ma che nei fatti ingessano cuore e mente con il risultato di banalizzare ed ingigantire le aspirazioni solo per vederle, puf!, dissolversi un brutto giorno davanti ai tuoi occhi, quello architettato da Duck è un vero e proprio golpe al sistema e all'ordine (pre)costituito; una degenerazione morale ed esistenziale che pur stangliandosi contro l'insegnamento, insegna a propria volta. Forse con pochissima ortodossia, certo, ma con insperata efficacia. L'effetto si riproduce anche in chi legge: più Allen spinge in basso il suo personaggio, più si è portati ad amarlo, a condividerne gli sforzi e le sofferenze e persino a giustificarlo quando vede nel fuoco la silhouette della sedicenne di turno o costringe i suoi pupilli a scassinare la macchina dell'amante della moglie. Questo a riprova del fatto che ad Allen riesce in pieno l'inversione di polarità bene-male e giusto-sbagliato, grazie soprattutto al professore che tutti avremmo voluto avere (almeno per un po') e ai suoi seguaci che, a dispetto dei luoghi comuni, di imparare non vedono l'ora.

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