Il silenzio

Il silenzio

Nel corso di una vita di cui tutto sommato si compiace, Erling Kagge ha avuto modo spesso di riflettere sul mistero e la bellezza del silenzio. Ora prova a darsi quindi delle risposte, in particolare a tre domande che da sempre si pone: cosa esso sia effettivamente, dove lo si trova e perché sia così fondamentale nella vita di un uomo. Nel corso della sua lunga riflessione, Kagge ha elaborato 33 tesi, venutegli quasi per caso nei luoghi più disparati del mondo, dai poli ghiacciati ai meandri misteriosi del sottosuolo di Manatthan, passando per una escursione oceanica oppure durante una normale e consueta passeggiata attorno ad Oslo. Distese di neve che mutano colore e sfumature, l’arrivo improvviso di una pacifica balena, tante piccole epifanie che manifestano la grandezza e ricchezza del silenzio, tutte tese a crearci nuove opportunità e donare nuovo senso a ciò che era rimasto sospeso, incrostato, annebbiato. Così riprendiamo contatto con piccoli e sottili piaceri che il caos frenetico del mondo attuale sminuisce oppure li rende inerti e quasi inutili, come una bella mangiata dopo una bella fatica fisica, il fare l’amore con passione e soddisfazione reciproca e via dicendo...

Un lungo ascolto. Questo l’atto pratico del riflettere di Erling Kagge. Una interrogazione lenta ed inesorabile fatta di momenti intimi e di metafisica sopraelevazione dal quotidiano, per quanto avventuroso. Eh sì, perché il cinquantaquattrenne Kagge, norvegese, non ha semplicemente “girato il mondo”, ma è l’unico ad aver attraversato entrambi i poli artici ed aver scalato l’Everest. A metà tra una autobiografia filosofica ed un vero e proprio elaborato saggio, l’idea che Kagge trasmette è che troppo spesso ci facciamo trascinare dal rumore, sia quello esterno che quello interiore, a scapito della serenità e della consapevolezza. Con la tentazione di darsi a veri eremitaggi, come quello di cinquanta giorni nel Polo, come ha confessato senza remore in una intervista a “la Repubblica” del 12 marzo 2017, l’autore ci racconta così questo suo dialogo con ciò che solo apparentemente non parla, con l’aiuto anche di poeti norvegesi e non solo e filosofi di diverse scuole ed epoche, da Pascal ad Heidegger. Così si recupera quello che ci differenzia dagli animali, la capacità di comprensione, premesso che accurati studi hanno sostenuto che la capacità di concentrazione assoluta di un essere umano è passata da dodici secondi ad otto nell’ultimo decennio, quando i pesci rossi arrivano di media a nove. Tanto per dire.



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