Il silenzio degli occhi

Il silenzio degli occhi
Dicembre 2008. In attesa del consueto fermento che precede le vacanze natalizie, l’attenzione dei cittadini è distolta dalla piena del Tevere. A causa delle piogge fitte e persistenti, il fiume minaccia di rompere gli argini e tracimare, creando non poca apprensione. Intanto al quartiere Parioli, da due settimane, nottetempo qualcuno taglia tutti e quattro i pneumatici alle vetture di grossa cilindrata. Il questore convoca il commissario Ponzetti per sollecitare una pronta risoluzione del caso. Questi nel frattempo sta cercando di far luce sul mistero di un bambino sordomuto e dall’apparente età di tre o quattro anni, che non si sa bene come e perché sia finito nella sua auto. Nessuno ne rivendica la scomparsa e alcuni elementi lasciano intuire che il piccolo possa essere in pericolo. In attesa che il giudice si occupi di trovargli un’opportuna collocazione, Ponzetti lo affida in custodia all’ispettore Iannotta, che non tarda a ribattezzarlo Romoletto. Con il passare dei giorni la vicenda assume contorni sempre più imprevedibili, ponendo il mite commissario al centro di un’insidiosa tela di ragno le cui fila potrebbero essere tirate perfino dai servizi segreti…  
Con Il silenzio degli occhi le indagini del commissario Ottavio Pozentti giungono al terzo episodio, dopo I gatti lo sapranno (2008) e Ci saranno altre voci (2009) usciti sempre da Fazi. Il romanzo risulta godibilissimo sia nella costruzione dell’apparato scenico che nel caratterizzare ruolo e azione dei personaggi, tenendo desta l’attenzione del lettore fino all’ultima pagina. Concepito con intelligenza e raccontato con una qualità stilistica limpida e avvolgente, tra invenzione e allegoria della cronaca spicciola, il gioco dell’autore non si fa subito scoperto, ma lievita a poco a poco con intelligente scaltrezza. Le pagine si susseguono in maniera avvincente e il passo con cui l’autore ci porta, con pazienza e determinazione, incontro alla risoluzione del caso è incantevolmente leggero; ma anche prodigo di immagini sapientemente costruite che colpiscono il lettore con suggestiva efficacia.  All’enfasi del crescendo poliziesco Giovanni Ricciardi preferisce il tono della commedia, disegnando l’affresco di una Roma popolata da personaggi che non si lasceranno facilmente dimenticare.

Leggi l'intervista a Giovanni Ricciardi

 

 

 

 
 
 
 
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