Il silenzio delle pietre

Il silenzio delle pietre

Anno 2028. Le città (anzi, la città) sono diventate luoghi infidi e pericolosi. L’inquinamento è alle stelle, gli uomini si ammazzano a vicenda con la stessa disinvoltura e frequenza con la quale si fermano a prendere un caffè, lo Stato è assente, impotente e rassegnato, le epidemie sono all’ordine del giorno, le strade, le case e le periferie scoppiano di gente di ogni genere e colore. Un giorno, un uomo decide che non può più andare avanti così: la paura e l’infelicità lo stanno divorando a poco a poco, non esce più di casa, si sta trasformando nell’ombra di se stesso. L’unica soluzione per sopravvivere è quella di fuggire, raggiungendo un luogo che sia agli antipodi dalla città. E così l’uomo si rifugia in una baia isolata sulle selvagge coste scozzesi, la sua sola compagnia sono le onde spumeggianti e gli uccelli marini. Poco distante da lì vive una vecchia di ottant’anni, la cui unica occupazione è quella di pascolare le proprie pecore. In quella baia persa nel nulla l’essere umano semplicemente non è contemplato, a dettare tutti i ritmi e tutte le leggi è solo e soltanto la natura. L’uomo inizia così la sua vita, la sua nuova vita. E comincia a maturare l’idea di trasformare quella pausa temporanea in una scelta più forte e irreversibile…

Vittorino Andreoli – quell’uomo dalla faccia bonaria e dal capello ribelle che tante volte abbiamo visto parlare alla televisione – potrebbe essere definito come psichiatra di professione e scrittore di vocazione. Oppure il contrario: psichiatra di vocazione e scrittore di professione. Questa volta l’illustre medico, di cui Mangialibri ha recensito varie opere, ci porta in un futuro neanche troppo lontano per mettere in luce le contraddizioni, i punti deboli e le nefandezze della società odierna. Protagonista è un uomo che vive attanagliato dalle proprie paure, dal proprio mondo e da se stesso, il quale ha un pensiero a dire il vero molto comune: quello di mollare tutto e ritirarsi in un luogo sperduto, immerso nella natura più selvaggia e più incontaminata. Di gente reale che ha il coraggio di fare una cosa del genere non se ne sente molta, invece il protagonista di questa storia lo fa. La natura selvaggia di Inverkirkaig, nel nordovest della Scozia, è un balsamo rigenerante per il suo corpo e per la sua mente. Ma da psichiatra quale è, Andreoli sa bene che niente è tutto bianco o tutto nero, e mette il suo protagonista nella condizione di rendersene conto. La natura non è tutta buona e la città non è tutta cattiva. Con questa lucida consapevolezza, ogni essere umano dovrebbe riuscire a trovare il proprio equilibrio nel mondo in cui vive.



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