Il Silmarillion

Il Silmarillion

Eru Ilúvatar è l’Uno, la divinità che ha creato con il suo solo pensiero gli Ainur, i Santi. Tutti intonano la melodia che crea l’Universo, lo spazio e il tempo. Melkor, il più potente degli Ainur, smette di intonare il proprio canto assieme agli altri: è il male che si insedia nel mondo, che rompe l’equilibrio, che spezza definitivamente l’armonia. Eru Ilúvatar si prepara a far giungere nella Terra di Mezzo gli altri suoi figli: gli elfi e gli uomini. La Prima Era della Terra di Mezzo, la genealogia complessa e interessante degli elfi e degli uomini, la guerra tremenda tra i Valar e i Maiar – le forze del bene e del male – che tutto modificherà…

Diviso in cinque parti, Il Silmarillion può essere considerato l’opera della vita di Tolkien. Ne iniziò la stesura subito dopo la prima guerra mondiale e sarà dato alle stampe postumo, a cura del figlio Christopher nel 1977, dopo il successo planetario de Il Signore degli Anelli. Il lettore si trova di fronte alla cosmogonia della Terra di Mezzo, al tentativo di fornire una base mitologica alle vicende dell’universo tolkieniano. L’opera è monumentale e rivela l’immensa cultura dell’autore che permea osmoticamente tutto il suo lavoro. I riferimenti biblici (alla Genesi in particolar modo), e quelli danteschi sono molteplici ed evidenti. Non mancano riferimenti alle saghe nordiche, ad Omero e allo scozzese Mcpherson del Ciclo di Ossian, al Platone del Timeo, solo per citare i più noti. Tolkien inventa i linguaggi degli elfi, degli uomini, dei nani: da filologo quale fu – tra le mille altre cose – ha posto le basi per almeno una decina di idiomi frutto della sua immensa cultura. Leggere Il Silmarillion richiede una certa concentrazione. L’opera non è scorrevole come se fosse una narrazione omogenea: si tratta di storie realizzate negli anni, modificate, cesellate. Un testo che, senza voler essere blasfemi e mancare di rispetto a chi ha una fede religiosa giudaico-cristiana, potremmo accostare alla Bibbia del mondo della Terra di Mezzo. Molti l’hanno considerata “elfo-centrica”: è indubbio che la storia degli elfi sia maggiormente sviscerata rispetto a quella degli uomini e la narrazione – in alcuni passi – pare quasi modellarsi sul linguaggio elfico che Tolkien ha creato. Non mancano veri e propri gioielli di poetica: si pensi allo struggente racconto di Beren e Luthìen, a quello della città di Gondolin e di Eärendil, solo per citare alcuni esempi. Probabilmente Il Silmarillion è una lettura per amanti di Tolkien, per tutti quelli che hanno amato Il Signore degli Anelli, per quelli a cui sentire «Aiya Eärendil Elenion Ancalima!» provoca una emozione enorme e anche un sorriso di complicità.



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