Il soccombente

Il soccombente
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La loro amicizia era nata tra le note, nelle giornate e nelle notti di quella estate piovosa passata a Salisburgo, al Mozarteum, ad ascoltare ed elaborare gli insegnamenti di Horowitz, il celebre pianista, che progressivamente aveva demolito quelli dei loro precedenti insegnanti. Due mesi e mezzo di studio ininterrotto. Al termine di quel breve periodo, uno degli allievi di quel corso aveva indiscutibilmente superato il Maestro, rendendo esplicita la differenza tra loro tre: due eccellenti e promettenti virtuosi del pianoforte, ed un genio: Glenn Gould. Lo stesso Gould aveva appiccicato addosso ai suoi due amici soprannomi assolutamente perfetti: il “filosofo” e “il soccombente” (“Chiamarlo il soccombente è stata una geniale idea di Glenn Gould, pensai, Glenn ha capito Wertheimer fin dal primo istante”). Ed entrambi, in momenti diversi, nonostante prospettive importanti di carriera, avrebbero rinunciato per sempre a suonare, e avrebbero messo all’asta, o regalato, i loro preziosi strumenti. Da quella estate sono trascorsi ventotto anni: Glenn Gould è morto, per un ictus, a soli cinquantun anni, come del resto Wertheimer, “il soccombente”, aveva ampiamente pronosticato; ma dopo mesi passati ad elucubrare, e forse a scivolare lentamente dentro la follia, lo stesso Wertheimer “ha comprato un biglietto ferroviario fino a Zizers, nei pressi di Coira, poi è arrivato a Zizers e, a cento passi dalla casa della sorella, si è impiccato […] un suicidio lungamente premeditato […], non un atto repentino di disperazione”. Dei tre musicisti, uno solo è sopravvissuto: colui che ha deciso di raccontare la storia…

“Probabilmente, se non avessi conosciuto Glenn Gould, non avrei abbandonato il pianoforte e sarei diventato un virtuoso del pianoforte, forse addirittura uno dei migliori virtuosi del mondo […]. Se incontriamo il primo di tutti, dobbiamo rinunciare, pensai”. Thomas Bernhard, scrittore, poeta, drammaturgo nato in Olanda, figlio di genitori austriaci – la madre era stata costretta a lasciare l’Austria per evitare lo scandalo dopo esser rimasta incinta ed esser stata abbandonata dal padre di Thomas, che successivamente si sarebbe suicidato, non prima di aver costruito un’altra famiglia – affronta anche in questo che, per il soggetto trattato, è uno dei suoi romanzi più noti, tematiche classiche della sua produzione letteraria: la sofferenza come realtà paradigmatica della condizione umana (“Esistere, in sostanza, non significa nient’altro che questo: essere disperati […]. Mi alzo, penso con ribrezzo a me stesso e tutto ciò che mi aspetta mi fa orrore. Mi sdraio sul letto, non desidero nient’altro che morire, non svegliarmi più, poi invece mi risveglio e l’orrendo processo si ripete, seguita a ripetersi per cinquant’anni…”); il fallimento di un compito assunto – spesso isolandosi dal mondo nel tentativo di portarlo a termine – che diviene percorso autodistruttivo; il suicidio, come atto di ribellione ad una condizione di vita imposta, come gesto di autodeterminazione (dopo il precedente paterno, lo stesso scrittore aveva tentato di togliersi la vita negli anni di scuola nella Germania nazista). Il soccombente si snoda come un lungo monologo, un flusso di coscienza a tratti ossessivo, privo di suddivisioni in capitoli, e mette in scena una figura che del vero Glenn Gould conserva solo il nome e alcuni tratti caratteriali, permettendo all’autore di mescolare elementi della propria biografia a quella – per gran parte fittizia – del musicista, e consentendogli di rappresentare efficacemente l’archetipo del genio, che non ha bisogno di competere per primeggiare, poiché è indiscutibilmente e naturalmente il primo: “… odiavo Glenn tutti i momenti e nello stesso tempo lo amavo con estrema coerenza. Non c’è niente di più tremendo che vedere un essere umano il quale è talmente grandioso che la sua grandiosità ci annienta, e mentre noi questo processo lo osserviamo e lo sopportiamo e alla fin fine non possiamo far altro che accettarlo, in realtà non crediamo affatto a questo processo, e rimaniamo increduli ancora per molto tempo, fino a quando, pensai, esso non si trasforma ai nostri occhi in un fatto incontrovertibile, ma allora non c’è più niente da fare, per noi è finita”. Il testo venne pubblicato per la prima volta nel 1983, un anno dopo la scomparsa di Gould, quasi una sorta di omaggio postumo.



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