Il socio

Il socio

Mitchell Y. McDeere si è appena laureato in legge ad Harward con il massimo dei voti e la sua vita di sacrifici sembra destinata a cambiare definitivamente, quando viene contattato da Royce McKnigt, socio anziano del piccolo ma lussuoso studio legale di Memphis Bendini, Lambert & Locke, il quale gli propone un posto da associato a condizioni davvero difficili da rifiutare. Mitchell, che scarta altre offerte di prestigiosi studi legali di Chicago e New York, ha infatti tutti i requisiti per lavorare nello studio: ha superato brillantemente l’esame di abilitazione al primo tentativo; è specializzato in diritto amministrativo; è giovane, di bella presenza, bianco – lo studio non ha mai assunto un nero – affamato; è inoltre un maschio e nello studio non ci sono donne. E poi è sposato con Abby, condizione fondamentale, dato che lo studio non ha mai assunto scapoli e disapprova con forza il divorzio. Mitchell, quindi, sembra davvero aver trovato la quadratura del cerchio della sua vita e inizia a dedicarsi anima e corpo al lavoro. Ma dopo l’euforia iniziale, è costretto a scontrarsi con una dura verità: viene avvicinato da Wayne Tarrance, un agente dell’Fbi che gli rivela i loschi affari in cui il Bendini, Lambert & Locke è coinvolto. Lo studio è infatti controllato dalla famiglia mafiosa dei Morolto, che lo usa per coprire i crimini dei suoi membri e avere un valido mezzo di difesa. Tra l’altro, il giovane avvocato scopre di essere tenuto sotto controllo attraverso svariate cimici disseminate in casa e nella sua macchina. E scopre, inoltre, che i soci anziani hanno un solo modo per mettere a tacere i collaboratori infedeli: ucciderli. Braccato, quindi, dall’Fbi, che gli chiede collaborazione per svelare i segreti dello studio, e dalla mafia, che vuole tutelare i propri interessi, Mitchell Y. McDeere si trova in trappola, braccato tra due fuochi da cui potrà salvarsi solo attraverso l’uso spregiudicato di un fattore che lui conosce molto bene: la legge…

Immaginate un vicolo cieco e claustrofobico. È lì che conduce la lettura de Il socio, romanzo con il quale, di fatto, John Grisham ha inventato il genere legal thriller nel lontano 1991, anno in cui fu addirittura il settimo romanzo più venduto. Di due anni dopo è invece l’omonima pellicola di Sidney Pollach che vede protagonisti Tom Cruise, Gene Hackman e Jeanne Tripplehorn. Uno straordinario successo per un’opera che offre lo spaccato di una zona grigia della giurisprudenza americana votata solo all’etica del guadagno, perseguito senza tener conto della legalità e della giustizia, che giunge a compromessi con la mafia pur mantenendo un’ipocrita immagine pubblica di estrema onestà e integrità morale. Attraverso un plot sempre serrato che poche volte concede cali di tensione, Grisham ha saputo costruire un romanzo equilibrato che non indugia, come spesso accadrà nelle opere successive, nella descrizione dei meccanismi legali, ma corre spedito come un treno attraverso le contaminazioni del thriller classico e dello spionaggio. Fino ad un finale brillante, degno di un enigmista, che al contempo rivela la triste verità di un sistema legale corrotto e basato esclusivamente sugli interessi economici. Un sistema che John Grisham, a partire da quel lontano 1991, descrive perfettamente nei suoi bestseller.



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