Il sogno di una cosa

Il sogno di una cosa
1948. Una fisarmonica può svolgere davvero un ruolo fondamentale nelle campagne del Nordest appena uscito dalla guerra. Campagne che si stanno risvegliando da un lungo inverno con le prime giornate terse, che sciolgono la brina che cristallizza i campi e invogliano “la meglio gioventù” dei paesi limitrofi (Ligugnaga, Rosa, San Giovanni) a mettersi in marcia con qualunque mezzo si abbia a disposizione, a piedi o in bicicletta, per raggiungere la sagra del Lunedì di Pasqua di Casale, sempre lungo il corso del fiume Tagliamento, dove si mangia, si beve, si canta, si ride, si scherza, si discute e si fanno nuovi incontri. È grazie alla fisarmonica suonata da Milio Bortolus sotto due cespugli di biancospino che inizia la sua amicizia con Nini Infant ed Eligio Pereisson, naturalmente dotato per il canto…
Il Lodo De Gasperi, citato anche nel primissimo titolo di quest’opera (I giorni del Lodo De Gasperi) mentre il titolo definitivo invece rievoca Marx, fu una proposta di legge avanzata dall’allora presidente del Consiglio dei ministri, nonché leader della Democrazia Cristiana - uscita vincitrice dalle elezioni che stavano ridisegnando un’Italia finalmente repubblicana dopo gli anni della dittatura - che si poneva come obiettivo un più equo rapporto tra i padroni e i lavoratori delle campagne. C’è questo nel libro di Pasolini, opera giovanile pubblicata solo nel 1962, e molto altro. Le speranze della giovane generazione per il futuro si mescolano ai grandi temi come il lavoro, e ai valori: l’amicizia, l’amore e la passione, anche quella politica, in una prosa lirica e limpidissima che racconta, con gli sgargianti colori di un’istantanea, un’Italia diversa, nella quale la vita era più semplice e più dura, lontana ma viva.

 

 

 

 
 
 
 
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