Il sonno della ragione

Il sonno della ragione

Paolo apre il frigorifero sperando di rimediare qualcosa per cena. Con la poca roba che trova farcisce un sandwich alla meno peggio e si apre una birra. La solitudine si fa sentire, morde le caviglie. Certo, lui ancora finge che separarsi dalla sua compagna sia stata la soluzione migliore per la sua carriera, ma in quella specie di soffitta squallida a Torino la sua mancanza soprattutto in determinati frangenti, si fa sentire eccome. Tutto è cominciato nel 1964 con la drammatica morte di suo padre, allora Capo Gabinetto del Ministero della Difesa, spazzato via da un’improvvisa emorragia cerebrale durante una riunione notturna. È stato un duro colpo per lui e per sua sorella minore Giulia, anche perché dopo solo un annetto sua madre ha deciso di rifarsi una vita imponendo di fatto in famiglia la presenza sempre più ingombrante di Eugenio Conforti, un giornalista d’assalto in perenne antagonismo col potentissimo ministro Umberto De Francesco, proprio l’amico fraterno e il diretto superiore di suo padre. Ecco perché Paolo poco dopo ha deciso di andar via di casa per arruolarsi ‒ grazie all’aiuto di De Francesco ‒ come ufficiale nei Carabinieri, diventando presto Capitano e venendo notato dal Generale D’Onofrio che proprio in quei giorni sta costituendo a Torino un nucleo speciale capace di contrapporsi ai primi e già preoccupanti vagiti di terrorismo oramai già insediatosi con parecchie cellule in tutta Italia. Ma Paolo tutto ha messo in conto nella sua vita tranne scoprire un’agghiacciante e crudele verità cancerogena che sta divorando la sua famiglia dall’interno. Dall’altra parte della barricata, scopre con orrore, è passata proprio la sua amata sorella Giulia...

Manuel Fondato, giornalista del quotidiano “Il Tempo”, si occupa da anni di terrorismo con la precisione certosina dello storico e il fuoco sacro di chi ancora a distanza di decenni vuole vederci chiaro in uno dei periodi più controversi e bui della storia del nostro Paese, un periodo su cui tanto si è detto e scritto ma che conserva ancora vaste zone d’ombra e intrecci all’apparenza inestricabili. Il suo romanzo perciò è efficace sia dal punto di vista narrativo grazie alla storia molto credibile, solida e ben diretta della famiglia Basile e del suo dramma interiore che richiama alla memoria spezzoni de La meglio gioventù di Marco Tullio Giordana, ma sopratutto dal punto di vista investigativo e dell’infotainment, visto che dietro alla fiction sono riconoscibili eventi e personaggi reali – dal Generale Dalla Chiesa ad Adriana Faranda, al rapimento Moro –, protagonisti nel bene o nel male dei terribili anni di piombo. E così il disfacimento della borghesissima famiglia di Paolo, a cui improvvisamente viene a mancare la figura paterna, fa il pari con la decapitazione di un’Italia in cui le istituzioni per la prima volta rischiano di capitolare per mano delle BR – e non solo – e del loro ideale politico sfociato poi nel sangue e nella lotta armata. Un romanzo che in definitiva permette di tenere una finestra aperta su un periodo storico che è tutt’oggi ancora una ferita non del tutto rimarginata e dare spunti di riflessione a chi, come lo stesso Fondato, con quel controverso periodo non vuol e non può assolutamente smettere di fare i conti.


LEGGI L’INTERVISTA A MANUEL FONDATO


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