Il sorriso dei partigiani

Il sorriso dei partigiani
Se consultassimo un qualunque repertorio fotografico, alle voci “Resistenza” o “Liberazione” vedremmo più o meno sempre le stesse immagini, quantitativamente poche, sgranate e spesso ripetitive. Se la fotografia, come scrive l’autore, non rappresenta la realtà nemmeno quando è reale – noi stessi nell’era digitale decidiamo esattamente quale sia l’immagine da dare agli altri di noi – ma una rappresentazione della realtà filtrata dagli occhi del fotografo. La fotografia è un sogno, immortala un attimo, una frazione di secondo in cui abbiamo creduto in qualcosa, in qualunque cosa. Per questo, sfogliando le foto, ci ritroviamo con espressioni che non desideriamo ricordare, a compiere gesti che abbiamo dimenticato e che magari non vorremmo che mai qualcuno vedesse. Della Resistenza restano davvero pochissime foto. Prima di tutto perché nella prima metà del Novecento la fotografia non era ovviamente così diffusa, poi perché tante sono andate distrutte o perdute. Spesso quello che vediamo è una sorta di sequenza agiografica dei partigiani…
Dario Morgante ha raccolto in un volumetto agile e prezioso una serie di scatti molto diversi da quelli che siamo abituati sempre a vedere. Non più il partigiano serioso o in posa guerresca: eccoli lì, i ragazzi che scelsero di lottare per la liberazione dell’Italia dal fascismo, eccoli sorridenti, allegri, solo per un attimo spensierati. Ecco finalmente le immagini delle donne partigiane. Da sempre relegate nella storiografia resistenziale ad un ruolo marginale, appaiono ritratte delle combattenti – basti pensare alla struggente foto di Elsa Oliva “Elsinki” che sorride abbracciando fiera il suo fucile – delle donne coraggiose la cui memoria è conservata da pochissimi. Vediamo i partigiani nel loro ritratto canonico, scattato magari prima di darsi alla clandestinità, come ricordo per i parenti e poi immortalati con la loro brigata. I fucili puntati scherzosamente l’uno contro l’altro negli scatti rubati in cui non erano in posa: erano pur sempre ragazzi, e nel fragore del mondo in cui combattevano emerge prepotente la loro gioventù. Dario Morgante non compie una banale agiografia della Resistenza, non vuole che il suo sia l’ennesimo libro di commemorazione, vuole ricordare i partigiani così: nell’attimo esatto in cui sorrisero, pieni di speranza, al mondo.

 

 

 

 
 
 
 
Il nostro sito utilizza i cookie ACCETTO
Se vuoi saperne di più COOKIE POLICY

I NOSTRI PARTNER