Il sorriso di Jackrabbit

Il sorriso di Jackrabbit
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Hap e Brett sono in giardino a godersi un bel pomeriggio di aprile e attendono gli invitati mentre sul barbecue sfrigolano salsicce, hamburger e würstel. Finalmente si sono decisi e dopo anni di tira e molla sono convolati a nozze davanti al giudice di Laborde; una cerimonia semplice, in vero stile Collins: “niente Bibbia, niente prete, solo la legge”. Mentre attendono i pochi amici che hanno invitato per festeggiare, scorgono un grosso pick-up bianco che si accosta al marciapiede e che non appartiene a nessuno di loro conoscenza. Dal mezzo esce una coppia mal assortita: lei, sui sessant’anni, con i capelli raccolti in una grossa crocchia ed un vestito di jeans lungo fino alle caviglie; lui è un ragazzo sui trenta, biondo alto e muscoloso con un paio di jeans neri e degli stivali stringati. Ciò che agita subito Hap è però la maglietta del tizio biondo (Dio, che non la veda Leonard!): bianca con la scritta blu che dice “bianco è giusto”. I due, estremamente sorpresi che a dirigere l’agenzia investigativa sia Brett – una donna – non fanno in tempo ad esporre il proprio problema che al giardino di casa Collins si avvicinano gli ospiti tanto attesi. Marvin Hanson con una confezione di bibite dietetiche, l’agente Carroll con l’immancabile cassa di birra, Felicity (la nipote dell’ex fidanzato di Leonard) e Reba, un’adolescente irrequieta e dalla lingua decisamente troppo lunga. Tutti loro, a eccezione dell’agente Carroll sono “neri più della notte” e il giovane e la donna li fissano “come due soldati intenti a contare l’artiglieria che il nemico aveva piazzato sulla collina”. Hap immagina che anche le relazioni tra persone dello stesso sesso rientrino nella lista nera dei due e pensa che sarà davvero un lungo, lungo pomeriggio...

Hap Collins e Leonard Pine sono ormai due di famiglia per chi ha seguito tutte le loro vicende da quando ne Una stagione selvaggia sono stati trascinati dall’ex moglie di Hap in un rocambolesco recupero della refurtiva di una rapina finita in fondo alle acque buie e fredde di un fiume. Un duo davvero mal assortito eppure amici per la pelle, che si trovano qui nuovamente coinvolti in un’indagine complicata e dai risvolti spinosi, ma che soprattutto sono costretti a combattere contro i pregiudizi e le ingiustizie di un Texas ancora conservatore e razzista. I due che si presentano a casa di Hap per chiedere che indaghi sulla scomparsa di Jackie Mulhaney, detta Jackrabbit a causa della grandezza degli incisivi superiori, sono due pentecostali - madre e fratello della ragazza della quale non si hanno notizie da mesi - dalle visioni a dir poco ristrette proprio come quelle dell’uomo che i concittadini di Jackrabbit hanno eletto a loro guida spirituale e politica e che tutti in città chiamano Il Professore (“Posso parlare con te, e lavorare con te, e in genere andare d’accordo con te, ma credo che le razze debbano vivere separate. Penso che sia il volere di Dio e una legge di natura […] Dobbiamo tornare a una vita più equilibrata, impedire agli ispanici di superare il confine. Alzare un muro, tenere fuori dall’America le altre religioni e le altre razze “), convinto sostenitore di un nuovo segregazionismo. Ci sono tutti i temi cari a Lansdale: il razzismo, l’omofobia, il fanatismo religioso e l’intolleranza verso tutto ciò che esula “l’ortodossia”. Ed è contro di essi che Hap e Leo (eroi sui generis, alla ricerca più della giustizia che della legalità, per i quali Lansdale scrive dei dialoghi esilaranti che ci strappano il sorriso anche quando ci verrebbe da piangere) loro malgrado si scontrano ogni giorno, convinti che gente come Il Professore e i suoi seguaci siano pericolosi untori da fermare ad ogni costo: “[...] sono portatori di una malattia ripugnante, i cui sintomi sono molteplici. Odio e pregiudizio, ignoranza e orgoglio di non sapere. Sono quelli che seguono l’istinto, che è un po’ come pretendere di leggere il futuro nelle ossa di pollo o nelle interiora delle rane […] Il problema non è solo il loro modo di vedere le cose, ma il modo in cui influenza gli altri: questo tipo di persone diffonde i propri germi senza nemmeno accorgersene”). E lo splendido incipit de Il sorriso di Jackrabbit è davvero un manifesto contro l’intolleranza ed il razzismo, e al tempo stesso ahimè di incredibile attualità.



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