Il suo ultimo desiderio

Il suo ultimo desiderio
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Elena MacMahon ha tutto quello che potrebbe desiderare dalla vita. O no? È una giornalista affermata, segue la seconda campagna elettorale di Ronald Reagan per conto del “Washington Post”. All’altro capo del filo ci sono però la figlia con cui non riesce a dialogare, la solitudine, i nervi sul punto di spezzarsi. Elena impiega mezza giornata, per cambiare la sua vita. Cosa pensi che arriveresti a fare, se il mondo ti crollasse addosso nel tempo di una telefonata? Se tua madre morisse all’improvviso e tuo padre ‒ malato, inaffidabile, egoista, una vita ai limiti della legalità ‒ ti supplicasse di portare a termine al suo posto un ultimo compito, solo uno, questione di poco, due giorni e sei di nuovo a casa? Elena risponde sì. Molla tutto e prende un aereo, non sa per dove né perché, sa solo il nome dell’uomo che dovrà incontrare. Soprattutto, Elena non sa che ci sono delle armi, su quell’aereo. Tante armi. Treat Morrison la ricorda bene, Elena. La vide per la prima volta al bar di un hotel in Costa Rica. La vide e sentì che doveva fare qualcosa, che voleva fare qualcosa. Treat sopravvisse, laggiù in Costa Rica. Di Elena non ci fu più nessuna traccia. Treat conosce forse la verità, su cosa è accaduto veramente a Elena?

Questo libro è stato scritto nel 1996. Le Twin Towers erano ancora in piedi, la parola “terrorismo” era stampata sui libri di storia con più frequenza che sui giornali, un presidente afroamericano era un azzardo, un presidente multimilionario men che meno. Difficile leggerlo, oggi, senza tenere conto degli ultimi vent’anni. Eppure lo specchio che Joan Didion mette ogni volta davanti al suo Paese è senza tempo. Lo specchio de Il suo ultimo desiderio ha la forma di Elena, unica donna ‒ e unica vittima ‒ in un romanzo dalla coralità maschile, in cui sono gli uomini a girare la ruota, a decidere chi ha il diritto di sapere e chi no, chi ha il diritto di sopravvivere e chi no. Joan Didion ne ha scritti molti, di libri come questo. Per la maggior parte sono storie vere: persone che ha realmente incontrato, fatti di cronaca che ha realmente approfondito. Questa storia è di invenzione, eppure coinvolge come se fosse reale. Ha lo stile che ti aspetti in una storia di spionaggio, in quegli intrighi di armi, denaro e potere in cui prima o poi qualcuno farà sesso, qualcuno berrà uno scotch in solitaria al bancone di un bar, e qualcuno morirà. Chi ammira Joan Didion e la sua opera (consigliatissimo il documentario recentemente uscito su Netflix, che ne racconta vita e scrittura) troverà piacevole la lettura di questo romanzo, magari inusuale, ma proprio per questo piacevole: grazie a lei si passano alcuni giorni in compagnia di un genere che, magari, non si sarebbe esplorato altrimenti.



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