Il tailleur grigio

Il tailleur grigio
Anche quel giorno, benché fosse il primo da pensionato, Febo Germosino si svegliò puntualmente alle sei compiendo i gesti di sempre. Il suo primo pensiero fu però quello di immaginare come da quel momento in poi avrebbe potuto riempire il suo tempo - fino ad allora occupato dalle molteplici attività di funzionario di banca. Cominciò con l’esaminare tre lettere anonime che aveva ben disteso sul tavolo: due, vecchie di una decina d’anni, le conosceva bene. Rivolse l’attenzione alla terza, recentissima, che insinuava dubbi sulla fedeltà di Adele, la sua giovanissima e bellissima moglie. Febo la sposò contro il parere di tutti, anche di suo figlio che trasferitosi a Londra, non vedeva ormai quasi più. Adele la conobbe casualmente in tristi circostanze. Fu infatti il prescelto dalla banca per andare a porgere le condoglianze alla moglie di Angelo Picco, suo collaboratore, la cui passione per le moto mise fine alla sua giovane vita. Adele apparve ai suoi occhi in tutta la sua bellezza, avvolta in un tailleur nero, il viso coperto da un leggero velo del medesimo colore che contrastava con i capelli biondi raccolti dietro la nuca. Bastarono altri due incontri per farlo capitolare: uno a casa della donna ed un secondo alla banca quando Adele, abbandonato l’abito da lutto, vi si recò per consegnare alcune carte con un impeccabile tailleur grigio che indossava in rare occasioni. Entrata a fare parte della sua vita e della sua casa, Adele non era tuttavia il tipo di donna da restare 'buona buona' ad attendere fino a sera l’arrivo del marito, incline com’era alle compiacenze degli uomini. Le frequenti passeggiate con l’amica del cuore, le riunioni presso associazioni di volontariato, le svariate uscite erano in realtà pretesti per incontri clandestini coi suoi molteplici amanti. Adele vide così il pensionamento di Febo come una minaccia alla sua libertà, tanto che convinse una delle sue svariate conquiste a proporre al marito di seguire le trattative di una importante fusione che in realtà mascherava affari non troppo puliti. Ma proprio quando tutto sembrava andare per il meglio, la notizia della malattia di Febo scombina i piani della donna decisa ad abbandonare tutto: frequentazioni maschili, amicizie, circoli per dedicarsi completamente al marito. Febo ne è quasi stupito e proprio mentre è sul punto di ricredersi sulla moglie…
Andrea Camilleri si conferma anche in questo romanzo un astuto osservatore della psiche e dell’anima femminile. Tratti raffinati, in un linguaggio in cui si frammezzano espressioni dialettali che testimoniano l’attaccamento alle sue origini siciliane, definiscono le linee salienti dell’indiscussa protagonista della storia. Adele è una meravigliosa femme fatale egocentrica e capricciosa, mai soddisfatta, burattinaia astuta che sa sfoderare al momento giusto le sue armi più potenti per trascinare a suo piacimento in un microcosmo di seduzioni di pezza e di facili piaceri le sue prede. Mentre si muove tra le sue conquiste, quello che di Adele si ricorderà saranno le sue lunghissime gambe, le mani che sfiorano gli abiti alla ricerca del capo giusto da indossare, le movenze di un languido corpo mentre compie le gestualità di una doccia-rito alla quale era concesso assistere solo in determinate occasioni. Adele è la rappresentazione del corpo – bellissimo, accattivante, da possedere con tutte le forze – ma un corpo di un fantoccio, o di una Barbie come spesso veniva definita dallo stesso Febo, con un cuore solo dipinto sul petto. Senza un’anima di carne. “Io sono come un deserto. Anche se viene innaffiato, non ci nascerà mai un’oasi”, confida Adele un giorno a suo marito in una delle loro primissime conversazioni. Ma questa sterilità riferita al fisico, attacca e avvilisce anche il sentimento. Le emozioni, i gesti di affetto, le piccole carinerie sembrano in Adele sempre calcolate. Poche sono le reazioni spontanee della donna, quasi annullate da un turbinio di vuoto e solitudini che allontana dalla vita. Tanto che Adele non arriverà mai a capire chi in tutta l’esistenza l’ha davvero amata e forse nemmeno a provare reale dolore. Adele si conferma fino alla fine ‘femme fatale’, quindi, ma non certamente ‘maudite’ – maledetta. Per lei nessuno, nemmeno lo stesso Febo resosi conto dei suoi frequenti tradimenti, avrebbe compito un gesto estremo. Adele è donna per la quale non si va oltre piccole gelosie, rancori, dispiaceri di amanti delusi e feriti, vendette spicciole e capricci, abbandoni verso mete più appaganti. Febo, eccettuata la capacità di non cedere ai ricatti e alle illusioni provocategli dalla giovane moglie, è il personaggio che esce sconfitto nel corpo nelle sua vicenda di malattia e nell’anima nel rapporto sentimentale con Adele. Lui che di questo amore, scoperto in età matura, conosce la passione sensuale - quella che lo attira ad origliare alle porte e lesinare una carezza, a chiedere di potere assistere al rito domenicale che diventa una sorta di purificazione per il suo inappagato desiderio – si vede costretto a rivaleggiare con la ben più profonda ricerca di una amore spiritualizzato, fatto di una intesa di anime e di tenerezze. Un amore che si inganna di potere trovare e riscoprire nel momento della malattia. Ma Febo non riuscirà a plasmare la sua Adele e non avrà tempo a sufficienza per vedere trasformarsi un pupazzo in una donna di anima e sangue.

 

 

 

 
 
 
 
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