Il talento del crimine

Il talento del crimine

Dopo il soggiorno parigino, Patricia ha scelto quel cottage sperduto nel Suffolk, ad un’ora e mezza di strada da Londra, per potersi dedicare tranquillamente al suo nuovo romanzo e al manuale di scrittura a cui sta lavorando, in compagnia delle sue amate lumache, dell’inseparabile diario, delle sigarette, del whisky, e con la speranza di poter trascorrere qualche giornata con Sam, la sua amante, strappandola al suo inferno familiare con Gerald, marito violento, uomo viscido ed insignificante. E invece si ritrova sempre alle costole quella dannata Virginia Smythson-Balby, giornalista curiosa, appariscente, eccitata dall’idea di poter intervistare la famosa Patricia Highsmith, “scrittrice di gialli” - definizione che lei tra l’altro detesta, trovandola scorretta e riduttiva - e che secondo il suo amico Ronnie sarebbe in realtà solo a caccia di informazioni per scrivere una biografia non autorizzata. Eppure qualcosa di quella donna le suona stranamente familiare: dove l’ha incontrata? Quando? E davvero il caso del “fan” che l’ha perseguitata per mesi con quelle inquietanti lettere deve considerarsi archiviato, come le ha assicurato la polizia francese dopo il suo trasferimento? E allora quella costante sensazione di essere seguita, osservata, persino laggiù, nel bel mezzo della campagna inglese?

Jill Dawson, scrittrice e poetessa britannica, docente in corsi di scrittura creativa e giornalista freelance, mette in scena ben più di un semplice omaggio ad una autrice riconosciuta come fonte di ispirazione e di cui si dichiara ammiratrice sfegatata: Patricia Highsmith non diviene solo la protagonista di un racconto di suspense á la Patricia Highsmith; nelle pagine de Il talento del crimine - già vincitore dell’East Anglian Book Award nel 2016 - viene tratteggiata con delicatezza e partecipazione la complessità dell’universo psicologico della scrittrice statunitense (autrice de Il talento di Mr. Ripley e Carol), segnato da sentimenti violenti, da una personalità dotata di una non comune capacità di intuizione e di immersione nei più oscuri recessi dell’animo umano, capace di elaborazioni ossessive nelle loro svariate declinazioni, preda di insopprimibili angosce unite alla inconsapevole, straziante messa in atto, nelle relazioni interpersonali, di dinamiche finalizzate a rivivere incessantemente esperienze traumatiche eredità di una infanzia dolorosissima e del rapporto con una madre anaffettiva e capace di gesti di vera crudeltà - come confessare alla figlia di aver tentato di abortirla ingerendo trementina (“Devo essere stata una bambina orribile, malvagia e mostruosa per essere stata non-amata con tanta ferocia”). Il registro narrativo alterna la prospettiva in prima ed in terza persona, seguendo a volte il caotico flusso di pensieri della protagonista, con passi in cui si perdono le linee di demarcazione tra fantasia e realtà, che generano un senso di avvincente disagio e straniamento nel lettore che ne resta ipnotizzato sino all’ultima pagina.



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