Il talento del dolore

Il talento del dolore
1771. James Dyer - un bambino taciturno, ottimo alunno, bravo anche nel disegno - non è molto gradito ai compagni di scuola, e si chiude in una strana indifferenza, sospettoso persino verso quelli che non sembrano impauriti o indifferenti alla sua persona: anche i piccoli gesti di simpatia o di amicizia che alcuni gli rivolgono sembrano quasi non venir recepiti da James. La maestra lo osserva mentre i compagni lo prendono in giro, lo spingono, gli gettano a terra la merenda, e pensa di non aver mai visto un bambino con un animo così paziente e buono. E' venerdì e l’insegnante controlla il gruppo di alunni giocare come sempre dalla sua finestra. James gioca in squadra con Peter; Kitty, la figlia del maniscalco - dieci anni ma grossa come una di quindici - prende a pugni Peter mentre James assiste immobile e impassibile alla scena; il sangue sgorga a fiotti tanto da atterrire anche la stessa Kitty. La maestra corre in cortile per riuscire a punire i colpevoli, prende Kitty a cinghiate e poi... si volta verso James, il traditore che non ha mosso un muscolo. Ora fissa i suoi occhi blu, che non contengono malizia ma nemmeno nient’altro. Certamente non era bontà quella che aveva visto nei suoi occhi, ora ne è sicura, ma lei non sa che James è senz’altro un bambino speciale, ed è andata anche molto vicino a scoprire la vera natura di quel diavolo di Dyer: in effetti, egli non prova e non sente proprio nulla. Non avverte nessun dolore fisico, guarisce in fretta dalle ferite e non sente nemmeno nessun “dolore” dell’anima, nessun dolore “morale”, perso in un’apatia costante. Egli - così raro e prezioso - cadendo in mani sbagliate, sarà sfruttato in futuro come un fenomeno da baraccone per riuscire a vendere un medicinale che ovviamente è tutto tranne che un preparato miracoloso contro ogni dolore. Liberato da una catena pesante James finirà però al giogo di una catena d’oro (ma pur sempre di catena trattasi): verrà condotto in una villa sfarzosa che assomiglia a uno zoo di rarità, una specie di corte dei miracoli. Quale può essere il destino di un uomo con un talento del genere? Lo scoprirà grazie al Dott. Murno, che gli insegnerà i segreti della medicina e soprattutto della chirurgia. James infatti è il chirurgo ideale: freddo e cinico quanto basta da non ammettere l’esperienza del dolore, perché egli stesso non ha la più pallida idea di cosa significhi l’esperienza plurisensoriale ed emotiva così chiamata. Potranno mai convivere nell’animo e nella personalità di James lo stimato e preciso chirurgo e l’uomo senza compassione, sensibilità, amore e nessun altro sentimento? Qual è la donna quasi demoniaca che gli farà scoprire il piacere e forse il dolore oppure entrambi fino quasi a non capire dove inizia uno e finisce l’altro?
Un libro ricco, dalle mille sfaccettature, pieno zeppo di metafore. Affascinante il protagonista, che fa riflettere sulla pedagogia del dolore, ovvero sulla sua assenza che crea un mostro agli occhi del lettore, ponendoci al contempo molti interrogativi: cosa capita poi quando tutto il dolore t’inonda in una volta sola? E ancora, se l’amore non è percepito al pari del dolore, che stretta parentela c’è tra le due cose? Tutto risulta essere complesso in questo romanzo scritto in maniera impeccabile con uno stile raffinato e dal ritmo in continuo crescendo fino allo splendido finale: il periodo storico, il personaggio che è specchio dell’epoca e infatti vive in perenne contraddizione tra passato e presente, tra quello che è e quello che dovrebbe essere, i progressi della medicina nell’età dei Lumi - piena di scoperte, ma colma di molteplici crudeltà e oscenità. Un talento, questo Andrew Miller ormai riconosciuto e pluripremiato da critica e soprattutto dal pubblico: si è aggiudicato l'International IMPAC Dublin Literary Award nel 1999 e il Premio Grinzane-Cavour sempre nel 1999 per questo libro che è stato tradotto in trentasei lingue.

 

 

 
 
 
 
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