Il talento di Miss Highsmith

Il talento di Miss Highsmith
Patricia ci osserva dalla copertina. In contrasto con la camicia bianca di taglio leggermente maschile che indossa, un’onda di folti capelli neri le lascia in ombra una parte del viso. Più sotto, tiene un libro aperto tra due grandi mani. Patricia ci osserva con occhi che indagano l’obiettivo e il suo fascino, eternamente immortalato, ha ancora pieno potere. Non ha che vent’anni quando le scattano questa fotografia e la sua immaginazione ha fame, l’ha sempre avuta e mai, finché vivrà, sarà sazia. Perché Patricia è un’eterna cercatrice che si affanna per sapere, caccia per trovare e persegue ostinatamente una ricerca . Si potrebbe cercare un inizio a tutto questo, lo si potrebbe forse rintracciare nella vicenda di un inconsapevole speleologo, rimasto bloccato con una roccia di dodici chili sul piede nelle grotte di Mammoth Cave, Kentucky, di cui la precoce Patricia lesse sui giornali a quattro anni. Attendendo, giorno dopo giorno, di conoscere la sorte dell’uomo, destinato irrimediabilmente a morire intrappolato, la bambina fece la conoscenza dell’emozione che può dare la suspense letteraria. Un’altra molla deve essere scattata per Pat quando a nove anni le è capitato sotto gli occhi The Human Mind del dottor Karl Menniger, il resoconto dettagliato di alcuni comportamenti devianti come la cleptomania, la schizofrenia o la piromania, o quando si è appassionata di un manuale per gli studenti d’arte sulla struttura interna del corpo umano. Difficile stabilire con esattezza l’inizio del processo che ha portato la Patricia bambina a trasformarsi nella Patricia Highsmith scrittrice, facile notare il suo costante interesse, durato poi per tutta la vita, a sondare cosa si nasconda al di là della facciata esterna delle persone, sotto la pelle. Patricia cerca, cerca nella psiche e cerca nel corpo e lascia dietro di sé una scia di letti disfatti cambiando partner di continuo. Più del sesso, tra quelle lenzuola rincorre una musa, una dea irraggiungibile per cui  elevarsi artisticamente. Mary Sullivan e Virginia, le prime che trova, non sono abbastanza per lei, s’infatua di Rosalid Constable di più di dieci anni più vecchia e che le sembra uscita dalle pagine di Proust, si accende per Virgina Kent Catherwood, capace di portare la luce laddove c’è solo ombra, di essere il polo opposto che rende completo l’atomo o l'ater ego che definisce il proprio io. Attraverso tutte queste donne, piccoli pezzi di uno specchio frantumato nei quali Patricia si riflette, e attraverso la moltitudine di personaggi creati per i romanzi, è possibile esaurire il discorso sul concetto di identità umana?...
Patricia Highsmith ha esordito nel 1950 con il romanzo Sconosciuti in treno, scelto poi da Alfred Hitchcock come soggetto per il suo L’altro uomo. Tra le sue creazioni, la figura che sicuramente è la più ricordata è quella di Tom Ripley, protagonista di ben cinque romanzi e apparso sul grande schermo in più occasioni (in Delitto in pieno sole di René Clément, in L'amico americano di Wim Wenders, ne Il talento di Mr. Ripley di Anthony Minghella e ne Il gioco di Ripley di Liliana Cavani). Al di là del successo, questa biografia postuma scritta con il rigore dello storico dal giornalista di The Daily Telegraph e The Guardian Andrew Wilson, è ben corredata da puntuali citazioni tratte dai diari della stessa autrice e interviste, e mira a sottolineare il talento di una donna che ha saputo scardinare la struttura tradizionale del romanzo giallo portando tra le pagine personaggi perversi e privi di morale con i quali però risulta difficile non identificarsi. Il personaggio “cattivo” non sembra più esserlo del tutto, malgrado compia ugualmente azioni spregevoli, perché la realtà è più complicata di una semplice lotta tra Bene e Male, categorie totali che la Highsmith mette criticamente in dubbio. “Mi affascina ciò che è morboso, crudele, anormale” dirà la Highsmith in uno dei suoi taccuini, cahier come li chiama lei, in cui annotava con precisione pensieri filosofici e creativi. Veniamo così a conoscenza delle sue infinite letture, della sua determinata ambizione, della sua complicata situazione famigliare e di molte altre testimonianze del suo perpetuo scavare sotto la maschera della normalità. Patricia Highsmith ancora cerca, lo si vede dal fascino che emana il suo sguardo nella foto in copertina, ma, soprattutto, dalla potenza dei suoi libri, frutto di un'indagine durata una vita intera.

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