Il talento di Mr Ripley

Quando Herbert Greenleaf gli si era parato davanti, Tom Ripley lo aveva scambiato per un poliziotto, e aveva temuto che la sua carriera di truffatore fosse giunta al capolinea. E invece l’uomo voleva solo affidargli un incarico: recarsi in Italia e ritrovare suo figlio, Richard, detto Dickie (“un tipo alto e biondo. Ricco, molto ricco…”), partito da ormai due anni per girare l’Europa, per riportarlo a casa per trascorrere più tempo con Emily, sua madre, affetta da leucemia, e prendere il timone dell’impresa di cantieri navali di famiglia. Tom, a caccia di una via di fuga da New York, città in cui di giorno in giorno sentiva crescere il rischio di essere scoperto e arrestato, e affascinato dall’idea di potersi recare in Europa contando anche sul sostegno economico del ricco costruttore di scafi - oltre ai biglietti per il viaggio in nave gli erano stati offerti dal magnate ben seicento dollari per le spese - non aveva dovuto pensarci troppo prima di accettare. Avrebbe trovato Dickie in un paesino sulla costa campana, Mongibello, ove viveva dedicandosi alla pittura e alla barca a vela, coltivando un’amicizia con Marge, una ragazza, americana come lui, con il sogno nel cassetto di diventare scrittrice, e di lui innamorata. Lo stile di vita di Richard, le potenzialità di un’esistenza da trascorrere nell’agio, tra viaggi con destinazioni affascinanti, in compagnia di un giovane uomo da cui si sentiva attratto, avevano catturato profondamente Tom. E quando aveva capito che il sogno era destinato a naufragare, quando aveva sentito che Dickie gli stava voltando le spalle, un rapido pensiero aveva rapidamente guadagnato la sua attenzione: “… perchè non diventare lui stesso Dickie Greenleaf? In fondo poteva fare qualunque cosa facesse Dickie. […] Poteva calarsi d’un colpo nel personaggio di Dickie. Avrebbe potuto manovrare Greenleaf senior come un burattino. La pericolosità del progetto e la sua precarietà non fecero che aumentare il suo entusiasmo. Cominciò a pensare al come”...

Patricia Highsmith raccontava che nel 1952, mentre era in giro per l’Europa assieme a Ellen Blumenthal Hill, con cui aveva una burrascosa relazione che stava giungendo al capolinea, una mattina si era affacciata dal balcone della sua stanza d’albergo a Positano e aveva guardato verso la spiaggia, vedendo un giovane uomo in pantaloncini e sandali, che le era apparso pensieroso e che le aveva ispirato una sensazione di disagio. Due anni dopo quella immagine le sarebbe tornata in mente, e avrebbe assunto le sembianze di Tom Ripley, antieroe per eccellenza, manipolatore, edonista, truffatore e pluriomicida privo di scrupoli e rimorsi. Nel suo personaggio più famoso, protagonista di altri quattro romanzi dopo Il talento di Mr. Ripley (The Talented Mr. Ripley in originale), l’autrice avrebbe riversato molto della sua profonda zona d’ombra, della sua personalità, facilmente rintracciabile nei suoi scritti, nei numerosi diari e taccuini di appunti e riflessioni che avrebbe tenuto fino al termine della sua vita, nella sua stessa vicenda biografica (si sarebbe riferita a se stessa come “Pat H, alias Ripley”). Il lettore è indotto ad immedesimarsi, persino a parteggiare per un assassino narcisista sociopatico, la cui crudeltà è legata ad una sostanziale, completa assenza di empatia, ed alla perpetua oscillazione tra desideri e pulsioni, attrazione ed odio, motori della sua eterna ricerca di una via di fuga dalla noia, e soprattutto da se stesso, da quella sorta di pozzo senza fondo su cui ha costruito la sua maschera cangiante di persona gioviale, affidabile, seducente: “Tom Ripley non era mai stato un tipo depresso, anche se spesso poteva averne l’aria. E poi non aveva imparato una lezione preziosa negli ultimi mesi? Per essere allegri, malinconici, ansiosi, riflessivi oppure cortesi bastava simulare questi sentimenti, bastava recitare con ogni parte di sé”. Da questo romanzo sono state tratte la pellicola omonima del 1999 di Anthony Minghella - con un cast stellare in cui figuravano oltre a Matt Damon, chiamato a vestire i panni del protagonista, Jude Law ad interpretare Richard Greenleaf, Gwyneth Paltrow, Cate Blanchett, Philip Seymour Hoffman, e gli italiani Sergio Rubini, Rosario Fiorello e Stefania Rocca - e Delitto in pieno sole (“Plain soleil”, in originale), di René Clément, del 1960, con Alain Delon nel ruolo di Tom Ripley. Dal ciclo dei cinque romanzi verrà tratta una serie tv in 8 puntate, firmate dallo sceneggiatore Steve Zaillian (che ha firmato gli script di Schindler’s list, Risvegli, e Gangs of New York) con l’attore irlandese Andrew Scott, l’iconico Dottor Moriarty della serie televisiva Sherlock, con Benedict Cumberbatch e Martin Freeman, che ha trasposto in epoca contemporanea le avventure del detective nato dalla penna di Arthur Conan Doyle.

 


 

0

Pubblicità

 

Pubblicità

 

 

 
 
 
 

Potrebbero piacerti anche

Il nostro sito utilizza i cookie ACCETTO
Se vuoi saperne di più COOKIE POLICY

I NOSTRI PARTNER