Il tamburo di latta

Autore: 
Traduzione di: 
Genere: 
Editore: 
Articolo di: 
Dalle candide ed asettiche corsie di un manicomio criminale Oskar Matzerath rivive la sua incredibile ed avventurosa biografia, affidando a 500 fogli bianchi gli episodi più significativi della sua esistenza. Oskar nasce a Danzica nel 1924 e fin da piccolo dimostra di essere un bimbo speciale: è arguto ed intelligente e a 3 anni, dopo che sua mamma Agnes gli regala un tamburo di latta bianco e rosso, complice anche la caduta da una scala, decide di non crescere più in segno di protesta nei confronti del mondo dei grandi e soprattutto dell’odiato patrigno filonazista, Alfred. Le colte letture di Goethe e Rasputin scandiscono i giorni d’infanzia del nano, che non frequenta la scuola e che coltiva ossessivamente la sua passione per l’inseparabile tamburo, che fa rullare in continuazione per sottolineare la sua gioia o il suo disappunto. Oskar dimostra tutta la sua carica anarchica ed eversiva disturbando con il suo strumento i solenni comizi del Partito Nazista, ma si diverte anche a fare il 'tentatore' spingendo gli altri a rubare. Gli anni passano, scoppia la guerra, lui si innamora, ha dei figli, si decide anche a crescere in statura – dopo la morte di Alfred – suona come musicista in una gruppo fin quando non finisce in manicomio ingiustamente accusato dell’omicidio di una infermiera…
La Germania tra le due Guerre vista da una prospettiva molto particolare: gli occhi disincantati e cinici di un nano-bambino, deforme e “satanico”, astuto e capace di leggere nelle anime dei suoi simili e nel ventre della Storia. Il Tamburo di latta unisce elementi del classico Bildungsroman, il romanzo di formazione di matrice ottocentesca, ad una moderna parabola esistenziale dissacrante ed eccessiva in cui le tappe canoniche che dovrebbero condurre verso l’età adulta si trasformano in un percorso contorto che non conosce salvezza ma porta inevitabilmente alla follia. Grass, anche lui come il protagonista nato a Danzica, rifiuta l’atteggiamento di rimozione – molto diffuso tra i tedeschi specialmente nel dopoguerra - nei confronti degli orrori legati al Nazismo ed alla II Guerra Mondiale e con la sua opera prima - pubblicata nel 1959 – dice tutto pur tacendo tutto: il protagonista, disgustoso e struggente diventa la voce dello strazio di una Nazione, l’Orrore si fa carne e si materializza in un antieroe, una sorta di cattiva coscienza dell’Ariano ideale. Al silenzio ed al pudore nei confronti del passato, Grass reagisce con una valanga di parole, con la tragica logorrea di Oskar che non teme di raccontare, anzi ne sente disperatamente il bisogno. In uno stile impeccabile, magnetico, torrenziale e coinvolgente – grazie anche alla serrata narrazione in prima persona – Grass ci svela un caleidoscopio di personaggi grotteschi (la nonna Anna Bronski e la sue larghe gonne dal colore delle patate che fanno da rifugio al nonno di Oskar braccato dai gendarmi), di situazioni oniriche (l’amplesso mortale dell’amico Herbert con la magica e stregata Polena-Niobe nel Museo Navale) e surreali (la morte di Agnes per una indigestione di pesce dopo la visione di una carcassa di cavallo piena di anguille), facendoci carezzare una realtà in bilico tra Dostoevskij ed il Circo Barnum. Il rullare del tamburo che il nano si ostina a percuotere è un grido d’aiuto, il sordo e ritmico lamento dell’Uomo piegato dalle atrocità della Guerra ma che non rinuncia a far sentire la sua voce, dovesse essere anche dissonante e stridula.

Pubblicità

 

Pubblicità

 

 

 
 
 
 
Il nostro sito utilizza i cookie ACCETTO
Se vuoi saperne di più COOKIE POLICY

I NOSTRI PARTNER