Il tango della Vecchia Guardia

Il tango della Vecchia Guardia
Novembre 1928. Sul transatlantico Cap Polonio - in servizio tra l’Europa e il Sud America - accompagnato dalla giovane moglie Mecha, si trova il noto musicista De Troeye, che sfidando Ravel e il suo Bolero ha deciso di ispirarsi all’Argentina per comporre un tango sublime. Nella sala da ballo, Mecha, divina e imperturbabile mentre il marito la osserva con occhi maliziosi, danza con Max Costa, il ballerino professionista della nave, toy boy e perfetto gentiluomo, elegante e bello come il sole. I due si sfiorano, si guardano e mentre eseguono magistralmente un tango, i loro corpi sfidano la perfezione delle forme. La danza vibrante di passione lega inesorabilmente la ricca donna al ballerino; nel viluppo è coinvolto, per suo stesso volere, anche De Troeye, che chiede a Max di introdurlo nei locali malfamati di Buenos Aires, dove si balla ancora il tango de la Guardia Vieja, quello puro e osceno, non ancora addomesticato dalle mode europee. A Buenos Aires, i tre si ritrovano insieme in una balera del quartiere di Barracas, dove le pulsioni più deliranti non faticano ad emergere. Sorrento, 1966. Alterne fortune hanno fatto di Max l’impeccabile autista di un facoltoso uomo d’affari: un’esistenza amena che soffoca il ricordo di un passato ardito e ormai sepolto, ma che d’improvviso riprende vigore, allorché lo sguardo incredulo dell’uomo si posa su tre individui, due donne e un giovane, in allegra conversazione vicino all’Hotel Vittoria. In una delle due donne, Max, con il cuore fuori giri, riconosce Mecha, incontrata l’ultima volta a Nizza nel 1937; il giovane vicino a lei è l’aspirante campione mondiale di scacchi Jorge Keller. Cosa c’entra Mecha con le gare di scacchi? Come avvicinarla senza far trasparire la sua nuova identità di autista? La vita è una partita da giocare fino all’ultima mossa possibile e il bluff è sempre una possibile mossa…
Spagnolo classe 1951, Pérez-Reverte, ex inviato di guerra, oggi è un romanziere di successo. Il libro è un sapiente lavoro di costruzione narrativa – in cui presente e passato viaggiano sempre su binari paralleli – impreziosito da uno stile fluido e mai ridondante, reso bene dalla competente penna del traduttore Bruno Arpaia, capace di tenere incollato il lettore alle pagine pregne di imprevedibili capovolgimenti.

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