Il tasto G

Il tasto G
Gian Battista Stigler è un ascensore in vecchio stile di un condominio abitato da persone diverse tra loro, ognuna con i propri problemi, i propri pensieri - a volte troppi o troppo pesanti - che lui è riuscito a catturare tramite lo specchio in cui ognuno di loro si riflette. E così Benedetta Colla un giorno in spiaggia si innamora di Ciccio Di Coccio. Colpa di Petula, la figlia di lei che piange a squarciagola per un castello di sabbia che non esce dal secchiello come dovrebbe a causa della quantità di acqua sbagliata. Cominciano una relazione con obiettivi e presupposti diversi: per lei la possibilità di riscattarsi dopo il divorzio, per lui l’ennesima amante estiva, necessaria per “far numero”. E ad ogni crepa del vaso - il litigare, il distaccarsi, il chiedere inflazionate pause di riflessione - Benedetta trova apparentemente il modo di incollare di nuovo i pezzi: ma si sa che quando i pezzi rotti sono troppi il vaso non sta più insieme. Vera Verace, invece, non ha peli sulla lingua, d’altronde nelle sue vene per metà scorre sangue napoletano. Ed è proprio quella metà che prende il sopravvento in certe occasioni sul sangue freddo e distaccato del nord. E poi ancora c’è Una, cresciuta senza fratelli né sorelle e che, come molti figli unici, non sa cosa voglia dire confrontarsi con un coetaneo che ti sta accanto. Per sopperire a tale mancanza chiede ai genitori un gatto: impara a giocare con lui, a parlare in modo forbito perché passa il suo tempo tra gatti, adulti e libri anziché con gli altri bambini e questo le crea non pochi problemi: come non può essere giudicata una bambina che non dice parolacce e che non gioca ai quattro cantoni, ma traduce dodici miagolii diversi? E c’è anche Marzia Mars, che, come è facile intuire dal nome, è una marziana. A lei l’onere e l’onore di consegnare a Gian Battista il famoso tasto G…
Qual è lo scopo del tasto G? Cosa distingue il maschio Gian Battista dagli altri maschi? Con Il tasto G la grassa risata tipica delle sbavature e delle smagliature si trasforma in sorriso, a volte compiaciuto, altre amaro, altre ancora divertito. E c’è più propensione alla riflessione: ogni donna, certamente in misura diversa, si sente fortemente insicura e inadeguata di fronte il mondo che la circonda. E ad essere sincera, anche qualche uomo. È questo ciò che emerge tra le righe di questo bizzarro romanzo. Un lavoro diverso dai precedenti della sua autrice, che diventa corale, tante sono le voci che vi entrano. Resta senza dubbio la scrittura ironica di Rossella Calabrò che smorza questioni talvolta delicate, che in altre pubblicazioni ritroviamo con toni ben più pesanti ma forse meno risolutivi. Lettura non impegnativa, veloce, estiva, ma comunque originale, senza pretese particolari se non quella di dar voce a molte identità, principalmente femminili, nelle quali ogni lettrice può ritrovarsi per prendere coscienza di sé, sentendosi così un po’ meno sola.

Leggi l'intervista a Rossella Calabrò

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