Il tatuatore

Il tatuatore

Durante una convention di tatuatori a Brighton viene ritrovato un cadavere barbaramente seviziato in un cassonetto. A indagare sull’omicidio viene chiamato l’ispettore Francis Sullivan, che si mette al lavoro con la sua squadra. È il suo primo importante caso di omicidio da graduato e data la sua giovane età e la sua inesperienza tutti gli occhi sono inevitabilmente puntati su di lui, perfino quelli della metodica ed esperta medico legale Rose Lewis, pertanto un fallimento non è contemplabile. A ritrovare il corpo nel cassonetto è stata Marni Mullins, quotata tatuatrice della convention con un passato da dimenticare e una vita privata altrettanto problematica. La donna in un primo momento decide, perciò, di denunciare l’accaduto in forma anonima e concentrarsi sulla sua vita già abbastanza incasinata. Sullivan e la sua squadra però riescono a rintracciarla e il giovane detective la convince a collaborare prima in maniera marginale e poi sempre con più frequenza. E questo perché la prima vittima tatuata e sfregiata ritrovata dalla Mullins non è che la prima di una lunga scia di persone uccise proprio a causa dei loro tatuaggi. Tutto porta l’ispettore Sullivan e la sua squadra a pensare che si tratti della azione criminosa di un vero e proprio serial killer. L’esperienza e la conoscenza del mondo dei tatuatori internazionali nonché il legale di Marni ancora molto forte con il suo ex marito ‒ autore di uno dei tatuaggi presenti sul corpo della prima vittima ‒ farà decidere Francis Sullivan a coinvolgere sempre più la donna come consulente nelle sue indagini e a considerarla un supporto prezioso. Ma è una buona idea? Quanto sa davvero l’ispettore della vita di Marni e del suo passato? E soprattutto perché a Brighton, ora, sembra chi chiunque abbia un tatuaggio muore?

“Ron era il migliore. È per questo che è dovuto sparire. Così adesso secondo il Collezionista non c’è nessuno migliore di me”. A dirla tutta il serial killer di questo giallo non ha nulla di speciale in confronto a tutti gli altri della sua risma letteraria. È una figura già vista, già letta, già ampiamente narrata nei bestseller dei primi anni del Duemila: infanzia infelice, famiglia problematica e tutto il campionario. Perciò se non fosse che Alison Belsham ha creato dei personaggi principali così straordinari come Sullivan e Mullins e dei personaggi secondari come l’agente Rory, l’ex marito di Marni, il tatuatore giapponese e tutti gli altri che accompagnano mirabilmente i protagonisti nell’azione, il thriller avrebbe battuto abbondantemente la fiacca. In questo modo, invece, la trama in qualche modo regge supportata anche da un ulteriore segno di intelligenza e bravura dell’autrice: uno stile asciutto, lineare, semplice e scevro da qualsiasi impegno veramente intellettuale da parte del lettore. Il tutto esclusivamente finalizzato alla narrazione in sé, che quindi scorre liscia come l’olio e alla fine piace. È vero che questo libro in particolare è stato anche definito uno dei libri più interessanti presentati a Francoforte 2017, ma è anche vero che il palato dei lettori italiani di noir e thriller è molto molto fine e da sempre abituato benissimo.



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