Il teatro lancia bombe nei cervelli

Il teatro lancia bombe nei cervelli

Il 28 novembre del 1918, ad armistizio appena firmato, mentre ancora fumano le macerie di quella che sarà solo la prima ‒ purtroppo ‒ delle guerre mondiali, Antonio Gramsci, brillantissimo ventisettenne che tre anni dopo sarà tra i fondatori del Partito Comunista d’Italia, scrive sulle colonne del quotidiano “Avanti!”, nella cui redazione, come pure in quella de “Il Grido del Popolo”, all’ultimo piano del palazzo dell'Alleanza Cooperativa Torinese al numero 12 di corso Siccardi (oggi Galileo Ferraris) nella città della Mole, gravita da anni. Pubblicando letteralmente di tutto, dai commenti sulla situazione interna ed estera agli interventi sulla vita di partito, dagli articoli di polemica politica alle note di costume, dalle recensioni dei libri alla critica teatrale (interessandosi per primo a Pirandello). A suo dire Sabatino Lopez dimostra con i tre atti di Sole d’ottobre di essere un vero e proprio maestro nel far le bolle di sapone. Il drammaturgo per lui sa opportunamente impiegare quello che definisce come il corto respiro e lo sgranare dalla cannuccia, con ritmo uguale, quel tanto di bollicine tenui e fatue che accontenti quello che reputa il facile pubblico dei teatri italiani, che cerca bonarietà, semplicità superficiale, dialogo facile, leggero, una pizzicatina alle corde del sentimento, un cartoccino, aggiunge, di sale casalingo: nasce così per Gramsci la commedia borghese, la commedia “per bene”, che sa quel che si dice e quel che si fa, educata, lisciata, profumata, fatta di mariti, mogli, suocere e nipotini, volterriana, nostalgica dei tempi eroici del liberalismo da caffè…

Fabio Francione ripubblica un’antologia ‒ molto curata nel dettaglio e anche dal punto di vista grafico e dell’apparato critico, di note, di immagini e biobibliografico ‒ di oltre 230 articoli, critiche, recensioni e scritti di teatro, forse poco noti rispetto al resto della produzione dell’autore, ma non per questo di secondaria importanza, anzi, che Antonio Gramsci ha scritto fra il 1915 e il 1920. Giovanissimo ma già pienamente consapevole, intriso di coscienza politica, Gramsci sottolinea in ognuno dei testi, leggibilissimi e potenti che, caratterizzati da una considerevole varietà di livelli, registri e chiavi di interpretazione, ora brevi ora più ponderosi, spesso animati da una notevole e brillantissima vis polemica, sono raccolti in questo volume, ciò che gli sta più a cuore dal punto di vista etico, culturale, sociale, morale, ossia la significatività dei risvolti di carattere ideologico e sociologico che riveste l’azione drammatica, il messaggio culturale naturalmente proprio del teatro che può essere eversivo e stimolare riflessioni e la corrispondenza tra la decadenza dello spirito borghese, e quindi dello stato liberale, che di lì a poco non a caso cederà il passo al ventennio dittatoriale, e il conformismo convenzionale di certe opere rappresentate sul palcoscenico.



 

 

 

 
 
 
 

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