Il tempio maledetto

Il tempio maledetto

Nel 74 d.C. un gruppo di legionari romani partiti da Cesarea, in Palestina, si ritrova in mezzo alla calura del deserto, stremato dal cammino, coperto di polvere, vicino all’imminente incontro con una portentosa tempesta. Nel 1985 un archeologo greco di nome Yoannis Travlos, insieme a due giovani assistenti, si spinge fuori dal confine autorizzato per gli scavi in Turchia, ad alcune miglia da Güneyli, provincia di Çanakkale: le autorità stroncano con il loro intervento il progetto segreto di Travlos, ai piedi di una collina. 2013, Napoli. Il cacciatore di tesori Roberto Ferrazza si sveglia come al solito con i postumi di una sbronza, un caffè bello forte a fare da anestetico: alla porta gli si presenta Melanie Scott Forster, figlia dell’ex datore di lavoro di Ferrazza, il miliardario scozzese Andrew Cameron, ideatore del TIAT, The International archeological rescue team, squadra di recupero tesori a giro per il mondo. Cameron è scomparso, e la morte per infarto del collega e amico di Ferrazza, Alziwa Hossein porta con sé più di un sospetto. Ferrazza viene così catapultato in un indagine in mezzo alla polvere del deserto, tra antichi templi sepolti e segreti esplosivi…

Un archeologo detective al centro di un impianto thriller standard, un’ambientazione da spionaggio internazionale; rapimenti e ritrovamenti di antichi templi egizi, oggetti preziosi nascosti e contesi, dalla Turchia all’Egitto fino a una terrazza di Posillipo. Con una intro di brevi capitoli che sembra mutuata da un altrettanto convenzionale film dello stesso genere. Nessun segno particolare in un testo lineare, confezionato a modo nel novero della nutrita scaffalatura della Newton Compton (in cui Fabio Sorrentino, autore di altri romanzi storici, compare anche con Il segreto dell’Anticristo,). Un rumoroso esercito tascabile dai titoli atti ad attirare con veemenza lessicale il radar titubante del lettore a giro nelle librerie: parole chiave a valanga come omicidio, maledetto, oscuro, segreto, biblioteca e via dicendo, con suggestioni nemmeno troppo velate di sfondi storici “intriganti”. La suspense è inseguita (e costruita, oramai) intorno a pagine dove egemoni sono la trama e gli immancabili colpi di scena: tralasciando altri elementi della narrazione, stagnanti, questi “conduttori” così formati pur rientrano nella precisa tipologia di intrattenimento letterario di riferimento.



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