Il tempo che vorrei

Il tempo che vorrei
Lorenzo ha quasi quarant'anni, vive a Milano e fa il copywriter. Ha due amici inseparabili che lo aiutano e lo sostengono nei momenti di difficoltà: Nicola, art director nella stessa agenzia pubblicitaria e Giulia, sua vicina di casa, reduce da un matrimonio fallito e con una marcata intolleranza a uomini e istamina. E di aiuto Lorenzo adesso ne ha davvero bisogno: la sua fidanzata lo ha lasciato e lui non riesce a darsi pace, soprattutto quando viene a sapere che lei sta per sposare un altro uomo. Inoltre, suo padre, con il quale i rapporti non sono mai stati facili, si ammala di tumore. Improvvisamente la vita lo costringe a mettere in discussione molte delle sue scelte, attraverso un percorso interiore a ritroso sofferto e tutto in salita. Ricorda il passato, i soldi che non bastano mai, la scuola lasciata dopo la terza media per aiutare il padre nel bar di famiglia in provincia, i sacrifici, le privazioni, poi l'occasione di cambiare vita e trasferirsi a Milano. Un riscatto che cela però l'amarezza per l'abbandono inconsolabile dell'amore della sua vita, l'unica donna che abbia mai voluto accanto e che è determinato a riprendersi ad ogni costo...
Con Natale alle porte, in sicura, prevedibile pole position tra i bestseller di fine 2009 ecco l'attesissimo nuovo romanzo di Fabio Volo. La quinta fatica dell'istrionico scrittore bergamasco porta fortissimi i segni di una storia in parte autobiografica. Lorenzo, come Fabio, nasce nella provincia lombarda e come l'autore abbandona la scuola con la sola licenza media in tasca. Mutatis mutandis, Volo comincia presto a lavorare nella panetteria del padre per poi andare a cercar fortuna nel dorato mondo dello show business, mentre Lorenzo, giovane barista, troverà la sua strada, dopo una lunga gavetta, nel regno dei “creativi” dell'advertising. Anche le età coincidono: Fabio nasce nel 1972 e Lorenzo si avvicina alla quarantina; il resto della storia, il dipanarsi degli eventi, i personaggi che attraversano la vita del protagonista sono forse frutto di una costruzione di fantasia, o forse no. Rimane l'incertezza o magari è proprio questo il gusto che ogni lettore trova nel cominciare ogni nuovo libro di Volo: l'illusione o meglio la speranza di venire finalmente messo a parte dei misteriosi particolari relativi alla sua vita privata, così blindata da apparire frutto, appunto, di un'invenzione fiabesca. L'amore trionfa nella sua assenza, la passione che Lorenzo non è stato in grado di trattenere brucia così come il rimpianto che governa le vicende del passato più recente e anche di quello più lontano. Domina la sensazione vischiosa di un tempo tiranno che passa spesso senza lasciare le giuste sponde su cui poggiarsi, un tempo perduto, solo qualche volta fortunosamente ritrovato, quasi sempre nemico delle scelte sbagliate. Si riflette, con commozione ragionata e goliardica irriverenza; i toni si alternano, giocando le carte sempre vincenti dello spassoso divertissement abbinato alle indagini filosofico-esistenziali sul senso della vita. Le maglie che cuciono i capitoli brevi, confezionati con la gentile maestria di un attento carpentiere, rimangono come nei precedenti, i libri, la musica, l'arte e il sesso. Tante le citazioni a segnare i momenti salienti di un viaggio spesso non semplice, tante le storie che diventano romanzo nel romanzo, come le voci che ne scandiscono l'evolversi discreto, fluido, consolatorio fino al colpo di scena delle ultime pagine. Anche stavolta sarà un successo (sono pronta a ceralaccarlo seduta stante!): se cercate Fabio Volo, lo trovate esattamente qui dove lo avevate lasciato due anni fa, più maturo forse, più consapevole, amaro quanto basta, disilluso il necessario. Il nostro Peter Pan torna senza stupire e chissà che il segreto non sia proprio tutto qui: consegnare certezze, accompagnarci a seguire una rotta, con quella tenerezza che sbaraglia e avvilisce qualsiasi spirito critico. Sarà per questo che gli vogliamo bene, come se ne vuole a un fratello o a un amico, sarà per questo che gli perdoniamo il ripescaggio facile nel paniere sicuro dei buoni sentimenti, Forse perché lo conosciamo e sappiamo che chiedergli qualcosa di diverso vorrebbe dire allontanarlo da se; quindi teniamoci stretti il “suo” tempo, consapevoli che da qualche parte, in un'altra città, magari dentro un altro amore, sarà stato sicuramente anche il nostro.

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