Il teorema del tempo perso

Svevo Romano, piemontese che vive e lavora a Roma, ha tutto sotto controllo: è un manager di successo, abusa di stupefacenti ed alcol e trascorre le sue serate nei locali più esclusivi, in compagnia di donne bellissime, che non disdegnano il frequente ricorso a cosmesi e chirurgia estetica. Un giorno, mentre sta per imbarcarsi su un aereo che lo porterà a Parigi, dove deve incontrare la sua bellissima amante francese, il suo sguardo si posa su una sconosciuta dai capelli rossi, che tiene in braccio la figlia. È una donna completamente diversa da quelle abitualmente frequentate, ma non riesce a smettere di fissarla. All’improvviso accade qualcosa di inspiegabile: Svevo perde ogni controllo sul suo tempo, che subisce un’improvvisa ed inspiegabile accelerazione. Le ore cominciano a scorrere velocissime, le sue giornate sembrano durare pochi minuti, non ha più tempo per lavarsi, per mangiare, per rispettare i suoi appuntamenti, tutta la sua vita va a rotoli. Ogni tentativo di risolvere il problema appare inutile: non gli viene riscontrata alcuna patologia, ma il fenomeno continua e Svevo non ha più una vita, né lavorativa, né tanto meno sociale. Si ritrova quindi costretto a mettere in discussione la sua intera esistenza e ad interloquire con il signor Tempo, responsabile dell’assurda situazione in cui si trova “E Tu, signor Tempo, Tu intanto mi osservi, discreto come un angelo custode. Mi lasci fare, mi lasci creder di poterti governare, ma intanto mi consumi ogni giorno, quasi impercettibilmente, e sono certo che non vedi l’ora di goderti lo spettacolo della mia disfatta”. Quando tutto sembra ormai perduto, un nuovo incontro con la sconosciuta dai capelli rossi, Isabelle, gli verrà in aiuto. Solo quando è accanto a lei, Svevo si rende conto che il tempo rallenta e torna ad essere nelle sue mani…

Svevo Romano è un uomo freddo con un ego smisurato: è il tipo di uomo che va bene per una notte di passione, ma che nessuna donna vorrebbe come compagno di vita. Perché? Perché è antipatico, incapace di amare e focalizzato solo su se stesso: un vero bastardo. Ben gli sta quindi che ad un certo punto tutto gli sfugga di mano e che la sua vita perfetta subisca una battuta di arresto. Avere tutto e ritrovarsi sull’orlo del baratro un attimo dopo… La salvezza e la normalità sono rappresentati da Isabelle, una donna vera, una madre single con i capelli scompigliati ed i giocattoli della figlia nella borsa. Isabelle rappresenta l’intelligenza, l’equilibrio. È una persona in pace con se stessa e con il mondo e, diversamente dalle donne frequentate in precedenza da Svevo, è capace di dare ed insegnare amore. Solo riscoprendo l’amore attraverso questa donna “imperfetta” Svevo ritroverà il tempo e capirà che è proprio l’amore il vero motore di ogni esistenza. Azzeccata la scelta di narrare la storia in prima persona dal punto di vista del protagonista maschile (e non si avverte che la penna è invece di una donna) e particolarmente interessanti sono i dialoghi – in realtà monologhi – tra Svevo e il signor Tempo, spietato tiranno che ha rivoluzionato l’esistenza del protagonista. Lo stile della narrazione sembra semplice, m in realtà nulla è lasciato al caso e l’ambientazione è ben costruita. Anche i personaggi secondari, Donatella l’amica massaggiatrice, Antonio l’autista, Federico l’amico traditore, Gaelle la bellissima amante parigina, hanno un valore fondamentale per la metamorfosi e la maturazione di Svevo. È interessante notare che inizialmente il libro era stato originariamente pubblicato con il titolo Bastardi senza amore, da un’idea dell’editore che lo riteneva un forte richiamo commerciale per il lettore. Il titolo è poi stato cambiato in quello attuale perché Simona Sparaco voleva fosse posto in primo piano il rapporto del protagonista con il tempo, offrendo in questo modo una chiave di lettura più precisa.

 


 

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